| Presentazione del libro con la presenza del senatore a vita Giulio Andreotti |
| De Gasperi, gli USA, il Vaticano e l'URSS di Riccardo Mazzoni |
Analisi del periodo primavera 1946-1947, cruciale per la Guerra Fredda
E' stato presentato, presso la Civiltà Cattolica, il libro scritto da Padre Giovanni Sale
"De Gasperi, gli USA ed il Vaticano all'inizio della guerra fredda".
Alla presentazione erano presenti importanti esponenti del mondo culturale e politico, in elenco:
- Dott. Giulio Andreotti, senatore a vita della Repubblica Italiana
- Prof. Francesco Margiotta Broglio, ordinario di Relazione tra Stato e Chiesa dell'Università di Firenze
- Prof. Aldo Ricci, sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato
- Prof. Giuseppe Vacca, Presidente dell'Istituto Gramsci
- Moderatore: Padre Giampaolo Salvini, direttore della "Civiltà Cattolica"
Un parterre d'eccezione per un libro che ripercorre un periodo storico complesso e travagliato, nel quale giocarono
fondamentali ruoli macro-soggetti come gli USA, De Gasperi, il Vaticano ed il PCI. Gli interventi hanno sottolineato,
ognuno dal suo punto di vista, la complessità del periodo storico. Ad esser sintetici, si è im un periodo compreso tra la primavera del 1946 e quella dell'anno successivo. In esso, l'Italia ha il ruolo di paese sconfitto, al quale viene
attribuita alla conferenza di pace di Parigi la responsabilità, insieme alla Germania ed al Giappone, di aver scatenato
la guerra. Nel suo ruolo e stato di sconfitto, l'Italia deve ricostruire una economia, senza considerare il problema
del riassetto statuale in base alla scelta repubblicana, con la Costituzione da redarre. In tale contesto, con una immagine
estera da ricostruire, con il rapporto con gli USA, De Gasperi si muove al fine di mediare tra gli interessi italiani,
del Vaticano, della DC, rapportandosi alla forza PCI, propaggine e primo protagonista di uno schieramento internazionale comunista. Il ruolo di Pio XII, le scelte di Togliatti, le relazioni tra il PCI ed il Vaticano emergono in modo chiaro
dagli archivi consultati. Relazioni spesso strette ma non alla luce del sole, coi quali si è scritta una pagina fondamentale
della storia italiana. In merito al periodo, agli intrecci, alla dimensione internazionale è stato intervistato il prof. Giuseppe Vacca, Presidente dell'Istituto Gramsci. Viene pubblicata la prima parte dell'intervista.
Quale ruolo ha avuto l'Istituto Gramsci in termini di consultazione di testi, reperimento di articoli e documenti
per la stesura del libro presentato ieri da padre Sale?
Non ha avuto un ruolo diretto in quanto durante la fase finale della stesura del libro padre Sale ha
incontrato me, ma in maniera occasionale. Stimolato da una anticipazione avuta da Civiltà Cattolica della ricerca che stava compiendo in relazione alla stesura dell'articolo 7 della Costituzione,quindi alla costituzionalizzazione del trattato lateranense,
ho chiesto di incontrarlo. Io l'ho cercato perché in questa anticipazione, tra i documenti inediti, dei quali aveva potuto disporre e che aveva trovato nell'archivio di Civiltà Cattolica, era presente la testimonianza di un colloquio tra Eugenio Reale, all'epoca sottosegretario agli esteri, con monsignor Tardini, entrambi all'epoca era con monsignor Montini alla segreteria di Stato per conto di Togliatti. Questo incontro si tiene il 4 marzo 1947 e mi aveva colpito perché avviene quando è cominciata la guerra fredda. Ero stato stimolato dalla prima documentazione perché dei contatti diretti tra Togliatti ed il Vaticano, documentazione che avevo fornito perché avevo trovato
negli archivi del PCI un appunto gennaio 45 di Eugenio Reale che costituiva un rapporto che lo stesso aveva redatto
a Togliatti del suo colloquio con Montini. Ed era alla vigilia della conferenza di Yalta ed il documento era interessante sia per i contenuti sia per il fatto che era la prima testimonianza del canale diretto tra Togliatti ed il Papa. Io mi ero interrogato se questi rapporti diretti fossero continuati o no. Avevo cercato altri documenti negli archivi del PCI ma non avevo trovato niente. Quando trovai un documento che riguardava ancora Eugenio Reale e questa volta monsignor Tardini, e per di più due anni dopo ('47), la cosa mi incuriosì molto e chiesi un incontro con padre Giovanni Sale. Parlammo anche se negli archivi della Civiltà Cattolica erano presenti documenti che testimoniassero i tentativi, all'epoca tutti falliti, del Vaticano di scambiare Gramsci durante la sua prigionia attraverso una mediazione tra il governo italiano e quello sovietico, cosa nota, documentata da una ricerca, usando gli archivi vaticani, effettuata proprio dal senatore Andreotti. Quando ho incontrato padre Sale, (considerando che gli archivi di stato vaticano non sono accessibili per gli anni '30), in qualche modo lui sapeva delle ricerche dell'Istituto Gramsci, e se ne era già servito per studiare gli anni primavera 1946-1947, nel senso che gli erano note alcune delle mie ricerche, e del prof. Pons, direttore dell'Istituto Gramsci, che ha studiato e pubblicato saggi su Togliatti e sull'inizio della guerra fredda.
Dal libro presentato e dai testi reperiti, emergono almeno quattro macro-soggetti che partecipano tutti insieme al periodo in esame: USA, Vaticano nella figura di Pio XII, De Gasperi e il PCI. Per ognuno di essi vorrei sapere quali erano i loro obiettivi e quale era il loro ruolo. Partiamo dagli USA.
Quello che viene fuori con maggiore evidenza con i documenti che Padre Sale ha studiato, e che sono in gran parte pubblici, indica,nei mesi della conferenza di Parigi, che gli USA, tra le potenze vincitrici,
sono in qualche modo i meno ostili all'Italia. Infatti viene fuori un ruolo importante di appoggio del governo americano all'Italia in vista del trattato di Parigi. Cosa indico col termine "meno ostili"? Ovviamente l'Italia dal trattato di pace esce come un paese che non ha diritto a negoziarlo. Perché è responsabile insieme a Germania e Giappone dello scatenamento della seconda guerra mondiale. E' un paese vinto e già sulla base dello stesso armistizio, accetta, e fa bene ad accettare come già De Gasperi e Togliatti avevano capito, un trattato di pace che le faccia carico della responsabilità della guerra: un diktat come si diceva allora, ovvero un dettato di pace a dirla nella terminologia di Benedetto Croce. Però, l'inghilterra per ragioni geopolitiche tradizionali aveva il massimo interesse a depotenziare l'italia sconfitta, del dopoguerra, per interessi strategici nel Mediterraneo. La Francia, per giusto risarcimento e competizione diretta, e la Russia perché invasa e nello stesso tempo distante, poco interessata all'Italia dal punto di vista degli interessi geostrategici, dato che erano centrati sulle frontiere dell'Europa centro-orientale, ridefinite dall'avanzata dell'armata rossa.
Gli USA erano portatori della logica derivante dal nuovo ordine internazionale stabilito dai risultati della
seconda guerra mondiale ed erano al culmine della loro proiezione universalistica e pertanto risultano interessati
all'espansione di politiche della produttività, del consolidamento di un'area del dollaro sulla base degli accordi
di Bretton-Woods, alla creazione di spazi economici sovranazionali, per rispondere ad interessi economici personali e
per diffondere un modello di industrialismo e di organizzazione del rapporto industria-società che era il più avanzato dell'epoca, quello che si identifica con l'idea di una società dei consumi come forte base di
radicamento della democrazia. Hanno una posizione più ricca di proiezioni verso il futuro, e non hanno particolari
rivendicazioni verso l'Italia. Tuttavia non hanno particolari ragioni di simpatia verso essa. Sono meno ostilmente determinati delle tre grandi potenze prima citate. Qual è la documentazione che emerge dalla ricerca di Padre Sale? Riguarda il ruolo della chiesa americana, in rapporto di intelligenza reciproca col Vaticano sul governo americano in modo tale che la posizione degli usa evolva in maniera un po' più favorevole
verso la posizione italiana in vista del trattato di Parigi. Il rapporto è tra i grandi vescovi americani ed il Vaticano, è un rapporto sollecitato dal nunzio apostolico Monsignor Cicognani negli USA, che consente lo sviluppo di una pressione sul governo americano perché abbia un atteggiamento più favorevole, od almeno meno ostile, verso l'Italia. E si sviluppa, al contempo, una rete di informazioni e di relazioni tra il governo USA ed il Vaticano e che vede come tessitore a Roma Monsignor Montini, che aveva le idee più chiare sull'antifascismo come criterio generale per la riorganizzazione delle relazioni internazionali dopo la seconda guerra mondiale, connessa alla valutazione che il punto più avanzato d'impulso di un ordine sociale erano proprio gli USA.
E' importante nel mutamento della Chiesa Cattolica, in particolare di Pio XII, nel corso della guerra, rispetto a temi molto sensibili come la chiusura definitiva dei rapporti con i regimi fascisti, e il costituirsi di un'asse con gli USA. Il punto d'unione è un comune anticomunismo, che però nella visione degli USA new-deal, che prevale per tutto Roosevelt, e non tanto negli stessi termini per Truman, è un anticomunismo democratico. Ossia, è tale per cui è permanentemente condizionato dall'antifascismo. Per dirla semplicemente: si è prima antifascisti, poi anticomunisti perché antitotalitari, ma si è antitotalitari perché antifascisti.
Traccia un solco di lungo periodo, una distinzione tra l'anticomunismo democratico, ossia che non porti a far blocco
con i ceti e culture più reazionarie, e l'anticomunismo non ha questa discriminante.
Attraverso questo canale si veicola una collaborazione sempre più stretta da USA e Vaticano in senso anticomunista
che si evolve dallo schema di alleanza internazionale antifascista verso la sua liquidazione, che avviene formalmente nell'estate 1947 col piano Marshall e le divisioni formali fra le potenze vincitrici. E a stretto giro con la conferenza in Polonia con la fondazione del Cominform, dove dalla parte del campo comunista si costruisce una risposta in senso speculare e contrario al modo in cui, prima col discorso di Churchill a Falton, poi con il discorso di Truman del marzo del '47 che annuncia la dottrina Truman, e poi con il discorso di Marshall che lancia il piano Marshall, si tende a dividere il mondo in due campi contrapposti. La discriminante che ri-definisce gli schieramenti a livello mondiale non è più l'antifascismo ma l'anticomunismo. In questo passaggio è molto importante il rapporto nuovo tra USA e Vaticano, intesi come governo USA e chiesa USA, con un progessivo consolidarsi di una solidarietà, ma questo non vuol dire che i riverberi di questa nuova assestamento in campo cattolico descritto prima siano tutti uguali. Ci sono vari anticomunismi all'interno della Chiesa, che naturalmente sono condizionati dallo sviluppo della questione religiosa nei paesi ad occupazione sovietica. Soprattutto in quei paesi dove la presenza cattolica, ed i suoi interessi, tra i quali la Polonia, l'Ungheria e la Cecoslovacchia, via via che, come in URSS, viene ripristinato il modello dell'ateismo di Stato, e quindi della persecuzione delle religioni organizzate, con la sua successiva esportazione ed imposizione in altri paesi e che determinerà il momento più crudo della guerra fredda, ma qui siamo già nel '48-'49.
L'altro macro soggetto è il Vaticano, in particolar modo Pio XII, che tra l'altro non nominerà il segretario di Stato
per parecchi anni. Quali erano i suoi obiettivi nel periodo in esame?
Anhe qui c'è una evoluzione. Se prendiamo quello che ho potuto vedere di documentazione, per gli anni 1944-1945, emerge
che sono già chiari vincitori e vinti. Nel possibile disegno del nuovo ordine internazionale, anche se è ancora in
piedi l'alleanza anti-fascista, Pio XII non pensa certo di ignorare il comunismo, e pensa su come si possano difendere
gli interessi propri, di Chiesa, in un regime di convivenza col mondo comunista. La situazione cambia col passaggio con
la guerra fredda, col cambiamento della politica estera di Stalin a partire già dal 1946 sulla base di elementi quali
il ritorno all'ossessione della sicurezza totale verso alla preponderanza degli USA, come potenza atomica ed economica.
Il passaggio da Roosevelt a Truman in termini di sicurezza per l'URSS è un tema forte in Stalin: fondata
sull'insicurezza che nasce dalla percezione della fragilità interna dell'URSS. Inoltre gli USA hanno usato la bomba
atomica: fatto letto da una certa elite staliniana come un alt. Non solo alla rivoluzione comunista in Cina ma anche
con l'asse con Mosca e la sua proiezione in Estremo Oriente. Gli anni di guerra subito dopo il grande urto delle armate
naziste, sono anni in cui in URSS c'è un dibattito significativo sulle riforme del sistema. C'è una tolleranza verso il
dibattito fra riformatori perché c'è il problema della ricostruzione, del rapporto col mondo esterno, della
riconversione dell'economia di guerra. Questo dibattito si chiude rapidamente all'inizio del '46, perché Stalin vede
ritornare milioni di soldati dal fronte, nel quale erano entrati in contatto con un diverso regime sociale. La
costruzione dell'URSS staliniana dal '28 in poi è un processo di modernizzazione accelerata che si basa
su un modello economico-sociale e politico radicalmente diverso da quello occidentale. Terzo elemento, è l'insicurezza
rispetto ai paesi nei quali erano andati al potere con partiti rimessi in piedi dall'Armata Rossa e garantiti dalla
loro presenza, a capo dei quali ci stanno questi vecchi uomini dell'esilio negli anni in cui questi paesi erano
stati occupati dalle armate naziste. All'inizio, 44-45, in questi paesi si sperimentano dei regimi nazionali,
con schemi presi dall'URSS, dove non si sperimenta altro, anche perché dopo la morte di Lenin si cristallizza uno
schema rigido, che si pretende si applichi dappertutto, sia come metodo per la presa del potere sia come visione
dell'organizzazione sociale. Però questo gli genera insicurezza perché sono paesi appena conquistati. Già nel corso dei
primi mesi del '46 c'è un riallineamento della politica generale sovietica che culmina con un mutamento rapido di
paradigma, con un celebre discorso di Stalin nel quale afferma che "dopo l'antifascismo il problema principale è
l'imperialismo americano", e si ritorna allo schema dicotomico, dove il mondo è diviso in due campi, in uno c'è il
progresso, dominato dai paesi socialisti, nell'altro il mondo della reazione (inglesi). In vaticano c'è una percezione
chiara di questa evoluzione e quindi progessivo sviluppo di sintonia tra l'anticomunismo che si viene sviluppando al
passaggio degli USA allo schema della guerra fredda e l'evoluzione anticomunista del mondo cattolico.
Asse forte tra il mondo cattolico ed un occidente si riorganizza sotto l'egemonia USA. Intorno a quali interessi?
Interessi religiosi, innanzi tutto, anche attraverso quei valori attraverso i quali si proiettano come la pace, la
democrazia, l'antitotalitarismo. Naturalmente questo nella politica di Pio XII ha delle coniugazioni diverse, anche
Salazar andava bene in questo schema.
Il terzo macropersonaggio è De Gasperi, che ha avuto un ruolo nel periodo considerato molto importante e molto
difficile dato che doveva mediare tra esigenze molto diverse, ossia accreditare l'italia appena uscita dalla
seconda guerra mondiale, la costituzione della Costituzione italiana, rappresentare l'Italia all'estero presso gli USA,
e gli interessi del Vaticano. Ora, De Gasperi avrà utilizzato un metodo, per far convivere tutte queste esigenze:
lo si potrebbe delineare?
Se vogliamo usare lo schema che tu suggerisci, il metodo è quello che porta alla Costituzione. Ossia quello che porta a
costruire per la prima volta uno stato democratico sulle base di una Costituzione, dove contano molto anche i
contenuti, ovvero il modello economico, politico e sociale. E che sono all'altezza di quelli più avanzati. Questo sulla
base di una cultura politica fortemente improntata dalla Chiesa cattolica. E' chiara la distinzione tra il potere
religioso e quello politico. E' chiaro il fondamento democratico e autonomo del potere politico. è chiaro il programma
della DC. Stato democratico, democrazia di partiti, diritti sociali, economia mista, ruolo forte dello Stato nel
disciplinamento dei contrasti, laicismo, interclassismo e laicità della politica. Però io credo che la sua
straordinaria maestria sta nella visione di politica internazionale, dove è avvantaggiato rispetto a Togliatti. Si
trova a governare l'Italia che si trova già in una certa sfera di influenza, anche se non sono ancora campi
contrapposti, sfere chiuse.
Però sono già definiti. L'italia sta dentro una sfera di influenza che offre a De Gasperi la possibilità di attivare
un vincolo internazionale virtuoso, uno schema di coerenza tra politica interna ed estera perché le alleanze
internazionali nelle quali l'Italia va a cadere tornano ad essere favorevoli alla politica interna dell'Italia,
cosa che per Togliatti è la principale contraddizione. Non sarebbe stata una contraddizione se la riorganizzazione
internazionale in sfere fosse stata fascista. L'URSS non ha interessi diretti in occidente, ha interessi solo
"negativi", perché usa la sua influenza in maniera strumentale per tutelare l'interesse statuale sovietico in un mondo
che tende a dividersi e che l'URSS lo preferisce perché è uno schema che la rassicura nel quale riorganizzarsi e
tornare al vecchio isolazionismo. La lungimiranza di De Gasperi fu nel cogliere subito questo vincolo dinamico positivo
esterno,di cui l'Italia si può giovare e nel gestirlo con grande prudenza.
Il suo schema non è quello di considerare a priori di scaricare socialisti e comunisti. Il suo schema è quello di
neutralizzarne le potenzialità egemoniche per evitare squilibri all'interno delle alleanze internazionali italiane.
E questo è un compito ardito. Il PCI è capace di una posizione egemonica. E non solo perché possiede l'URSS come
supporto ma per una straordinaria grandezza politica di Togliatti. In lui è presente un importante interrogativo: cos'è
lo stato democratico? E questo è un altro elemento di criterio per valutare le scelte di De Gasperi. La nazione non può
essere più lo schemo proposto dal fascismo e neanche quello dello stato liberale perché molto ristretto. E quindi il
punto di maggiore difficoltà è nella gestione dell'economia, che anche il punto di maggiore tensione. I principali
paesi europei che basano la loro ricostruzione sul piano Marshall possono spingere a fondo sulla produttività, cioé lo
sviluppo dell'economia mista per la ricostruzione e sviluppo industriale del proprio paese, sono schemi molto oltre
quelli disponibili in Italia. Marcerà l'Italia a cominciare dagli anni '50. Presuppone un modello di governo
tipicamente socialdemocratico, pienamente un compromesso. Grande concertazione tra i grandi capitali e il movimento
operaio, in una società che si semplifica attraverso l'industrializzazione (monopolio interessi capitali contro
monopolio interessi del movimento operaio coi sindacati). In Italia non è cosìfacile. E' l'unico paese per il quale la
questione agraria non è risolta.
Infatti il 47% dell'economia italiana è economia agricola. Ha un tasso di arretratezza maggiore. Ha bosogno di
procedere con politiche di stabilizzazione, come presupposto di una politica di riforme di struttura. Non c'è la forza
di una borghesia industriale disponibile ad un compromesso. C'è un punto di partenza più arretrato. Come razionalizzare
l'apparato dell'economia pubblica ereditata dal regime fascista. C'è il predominio del PCI sul sindacato. E
l'impossibilità di arrivare ad un compromesso laddove l'egemonia del sindacato non è socialdemocratica. Come gestire
questo? Quando De Gasperi, ritornando da Washington, capendo che per far rientrare l'Italia in certe alleanze
internazionali servono determinate politiche economiche che garantiscono sulla destra riducendo il peso di PCI e PSI
sul governo, attiva uno schema che porta alla crisi del governo De Gasperi a marzo ed al suo rifacimento a maggio,
non è quello dell'estromissione ma quello di una grande coalizione nella quale, tranne i fascisti, ci siano tutti in
modo tale che il peso di PCI e PSI è tollerabile sia all'interno che all'esterno. In quello lui si può far forte perché
la politica economica del PCI è una politica di stabilizzazione. Comunque, l'idea di De Gasperi è di mantenere
l'alleanza antifascista per continuare le riforme di struttura ed accelerare il processo di modernizzazione dell'Italia.
Ed in generale, per poter usufruire del piano Marshall, che il PCI vuole, ma che l'URSS non vede di buon occhio perché l'integrazione economica
potrebbe portare a dinamiche destabilizzatrici, in qualche modo il PCI si prepara ad andare all'opposizione, lo prevede.
Perché non si può fare senza il piano Marshall, e lo sanno sia De Gasperi che Togliatti. Quest'ultimo, alla riunione
di partito che ufficializzava l'estromissione dal governo, egli propose all'assemblea un'opposizione di governo,
di radicarsi nella costruzione della Repubblica italiana, come la programmazione economica. Su cosa organizza la
pressione? Su elementi di modernizzazione e di crescita. Da un lato per come si alimentano le lotte operaie,
dall'altro facendo ripartire le lotte per la terra, per aprire il mercato interno e favorire il processo di
modernizzazione. Incardinato intorno ad un'idea di piano sulla modalità di inserimento dell'Italia nei binari
di sviluppo industriale percorsi da tempo da Gran Bretagna e Francia.
(articolo pubblicato il 15/11/2005) |
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