La sostenibile leggerezza dell'essere.. di Claudia Papaleo 1/3
C'è un albergo sgangherato in cui ogni stanza è una casa per un figlio
della follia, un castello per straccioni nel quale è delicatamente sussurrata una favola
notturna, quella di Tom Tom ed Eloise. Lei, che tocca la terra sotto i suoi piedi
scalzi muovendosi come un fantasma, veloce a svanire come un respiro di
fumo e lui, che l'ama ancor prima di udire una sua parola, mentre la spia da
lontano pronto a proteggerla con l'avventatezza di un cavaliere
irresponsabile. Entrambi pazzi che hanno solo aspetto a coprire quel
nulla che poi si tramuterà in essenza dell'uno all'incontro dell'altro.
A legarli come due bambini che si stringono forte la mano è un
sentimento senza peso, una piuma che non si chiede mai dove andare, spinta da un
refolo fatto di gesti di un'innocenza disarmante: di facce buffe, di volti che si strofinano l'uno con
l'altro per un bacio che sa e non sa di essere un bacio, delle parole di Eloise,
che racconta il suo stupro come il sogno nero di una piccola
creatura fragile e spaurita che si è svegliata durante la notte, mentre
Tom che è là con lei urla fuori dalla finestra che qualcuno dovrebbe
piangere.
avanti >>>>>>
(articolo pubblicato il 25/11/2006)
|