La sposa cadavere di Tim Burton di Valeria Liguori 1/2
Dodici anni dopo il meraviglioso lavoro in plastilina “Nightmare
before Christmas” ecco un’altra opera d’arte: La sposa cadavere.
L’ispirazione arriva da un’atica fiaba ebraica russa, da cui Tim
Burton, con una strabiliante genialità, ne estrae l’essenza per
raccontare in maniera romantica, burlesca, gotica, grotesque, la
macabra storia di un’amore perduto.
L’imbranato Victor, promesso sposo di un matrimonio
combinato, cammina nel bosco ripetendo la formula nuziale da
declamare il giorno dopo alla futura moglie, quando
improvvisamente si ritrova sposato ad una sposa cadavere..
Il regista, cresciuto con il taboo della morte, se ne vuole, da
adulto, finalmente disfare: La sposa cadavere è un invito
esplicito a celebrare la vita e la morte.
Tim Burton conduce abilmente il film: pieno di travestimenti, trucchi, effetti, stratagemmi,
intuizioni, elaborati con la creatività di un bambino e l'esperienza tecnica di un grande
regista. Le ambientazioni sono di stile gotico-vittoriano per il mondo dei vivi.
L’uso dei colori richiama l’espressionismo tedesco con un
tocco in più: blu, per sottolineare la tristezza, la superficialità
e l’incapacità di comunicare da viventi. Imponenti gli edifici
dalle prospettive lunghissime,che proiettano ombre crescenti
rispetto alle luci.
I vivi appaiono tristi, vuoti, irrigiditi, mai scomposti: danno
la sensazione di vivere come se fossero già morti e non se ne
siano accorti.
avanti >>>>>>
(articolo pubblicato il 25/11/2006)
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