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C.S.I. / © CBS
Dalla sapiente regia all'espressione scientifica, un viaggio nell'innovazione filmica
Il linguaggio di CSI: un altro corpo analizzato in laboratorio  
di Silvia Sclano
Alla scoperta degli ingredienti che conferiscono qualità cinematografica alla serie
Flashback, inquadrature a piombo, carrellate vertiginose, primi piani inquietanti: un laboratorio nel laboratorio quello di CSI, dove, insieme al Dott. Robbins, anche noi spettatori siamo degli analisti che sperimentano e sezionano un corpo in continua metamorfosi e innovazione.
CSI propone un linguaggio filmico totalmente sorprendente e all'avanguardia. Pensiamo alla sigla, ad esempio. L'incalzante sound del rock inconfondibile degli Who scandisce le inquadrature e i primi piani dei protagonisti, accompagnando i titoli di testa in un ritmo incalzante e quasi nevrotico, come se già la sigla presagisse i pensieri della mente dell'assassino. Ed infatti il titolo del pezzo degli Who è "Who are you?", brano più che appropriato alla presentazione della serie: "Chi sei tu?", domanda ormai consueta rivolta ai testimoni e ai presunti killers.
A chi soffre di vertigini non saranno indifferenti (ma procura brividi anche agli spericolati) le fantastiche inquadrature "a piombo" e le affascinanti riprese "aeree", stilema poi ripreso anche da Alias, geniale serie di J.J Abrahams, con cui è solita esordire ogni puntata di CSI. Spesso si tratta di riprese notturne che sottolineano il mondo sfavillante di luci, colori e insegne di Las Vegas e anticipano un omicidio, proponendo un linguaggio, quindi, anche molto discordante e stridente: la vitalità dei casinò e la vivacità della vita frenetica di questo regno del gioco, fanno da aspro contrasto alle morti oscure e misteriose. Dunque, un linguaggio che si basa, lo dicevamo già precedentemente, sul rapporto dicotomico luce/buio. L'espressione filmica di CSI si avvale dell'intelligente uso di una fotografia che gioca perciò su queste sfumature: pensiamo anche all'atmosfera dell'obitorio o del laboratorio di Grissom. Qui,ad esempio, la luce è limitata e lascia spazio a riflessi bluastri che rendono ancora più profonda la dimensione analitica del personaggio.
Sapiente uso e affascinante distribuzione delle luci sono le trame principali, quindi, del tessuto narrativo, arricchito dalle particolari sequenze in cui ci addentriamo nelle menti dei personaggi. Come è stato compiuto un omicidio? Come ha agito il killer? Domande che portano a ricostruire mentalmente le dinamiche di un delitto e a spiegare così allo spettatore gli assurdi motivi e il modo in cui è stata procurata la morte ad una persona.
Fenomenali, oltre ai flashback, le sequenze "cruente e carnali" in cui ci addentriamo nelle vene, negli organi e nelle ferite mortali della vittima. Scene a volte raccapriccianti che ricostruiscono "da vicino" il dolore inflitto e la lacerazione del corpo umano. Ancora più macabre e terribili le sequenze delle autopsie eseguite dal Dott. Robbins e a cui spesso assistono gli stessi agenti, che hanno modo di apprendere (non solo loro) sempre qualcosa dalla medicina legale.
Apprendimento e conoscenza sono le conseguenze immediate di questa serie. Oltre al linguaggio propriamente filmico, infatti, abbiamo anche un linguaggio scientifico applicato a CSI. Le scene del crimine costituiscono esse stesse delle lezioni: attrezzi usati nelle indagini, pillole di medicina e anatomia sono gli ingredienti principali usati da Zuicker.
Il risultato? Una serie che affascina per la meticolosità delle inquadrature, ma anche e soprattutto per la precisione dei dati scientifici che il pubblico apprezza e premia con un auditel sempre molto alto. Parlando di linguaggio, non possiamo dimenticare il modo espressivo composito di Grissom. Cenni alla filosofia, alla religione, alla matematica, Grissom, oltre ad avere la battuta sempre pronta, ne sa davvero una più del diavolo e per questa sua particolare espressione aulica, dal tono a volte solenne, risulta un personaggio ancora più intrigante.
E che dire del responsabile del laboratorio di analisi? Anche Gregg, oltre ad essere l'alter-ego giovane e bizzarro di Grissom, propone un linguaggio preparato, competente ed estremamente interessante, ma nella serie conferisce un tono più leggero e sarcastico al discorso altrimenti pesante di CSI.
Sicuramente una delle sfide di questa serie è stata proprio il suo linguaggio a volte crudo e cinico, con cui propone, seccamente e senza eufemismi, cadaveri, morti atroci e raccapriccianti "lezioni di anatomia".
Il dettaglio, poi, è una sorta di metalinguaggio che supporta le autorevoli inquadrature e "prende per mano" lo spettatore, invitandolo a non avere paura: è tutta finzione!
Anche se, ahimè, la realtà è spesso più cupa di CSI.

(articolo pubblicato il 30/10/2005)