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C.S.I. / © CBS
Alla scoperta di una serie che è già “cult” in Italia ed è giunta alla quinta stagione in America
CSI: quando lo spettatore attraversa la scena del crimine  
di Silvia Sclano
Il concept, gli stilemi, i personaggi che hanno segnato una svolta nella qualità delle serie TV
Negli anni ’60 gli italiani impazzivano per Giallo Club, successivamente per La signora in giallo, poi hanno invidiato il fiuto dei vari Derrick, Colombo e, ultimamente, quello vero e proprio di Rex. Ma dal 2000 il giallo ha assunto le tinte forti del rosso sangue, il sesto senso dell’investigatore ha sconvolto i cinque dello spettatore, l’evidence a volte è solo un cadavere, magari recuperato in uno dei tanti casinò di Las Vegas.

Benvenuti nello stupefacente show di Anthony E. Zuicker: CSI- Scena del Crimine.

Il 6 ottobre 2000 la Cbs inaugura quello che entro pochi mesi sarebbe diventato in America un vero e proprio cult: una serie dalla qualità cinematografica, un prodotto sapientemente eseguito che ha consacrato le vertiginose inquadrature “a piombo” come proprio stilema inconfondibile. In ogni puntata di CSI la macchina da presa diventa un occhio onnisciente che sovrasta il bagliore e le insegne dell’ artificiale Las Vegas, teatro di oscuri e agghiaccianti omicidi su cui la scientifica, capeggiata da Gil Grissom, cerca di far luce. Luce ed ombra: un contrasto ancora più forte nel passaggio dalla metropoli ludica e fetish al lettino dell’obitorio, dove corpi straziati e massacrati si trasformano in puzzles, tentando di comunicare la loro morte e gli ultimi istanti della loro vita. Quei corpi senza vita e macabramente offerti all’occhio del telespettatore, sembrano proprio voler parlare e collaborare alle indagini. Una ferita, un livido, un’escoriazione: i corpi di CSI sono delle vere e proprie mappe del dolore, distese sul freddo e silenzioso lettino del Dott. Robbins. E’ il trionfo della carne e dello shock visivo in una serie giunta alla quinta ed ultima stagione, e che ha “passato il testimone” alla squadra di Horatio Caine nello spin-off CSI Miami. Gli spettatori si sono fin da subito appassionati alle indagini di Grissom e colleghi e ogni puntata, che è divisa in due episodi, è una delizia per i cultori degli effetti speciali e, se vogliamo, per tutto il pubblico ormai “digerato”, come direbbe Giovanni Sartori, per indicare un’audience ormai assuefatta al digitale. Uno sparo, una pallottola che trapassa il torace di una vittima, un’emorragia interna; dettagli che non vengono risparmiati, ma, anzi, enfatizzati dalle tecniche digitali uniti a straordinari ralenti e zumate esagerate. Ogni puntata si apre con un omicidio, poi la m.d.p. sorvola i grattacieli conducendo lo sguardo del telespettatore direttamente sulla scena del crimine, proprio laddove entro pochi minuti giungerà la squadra di Grissom con i suoi curiosi attrezzi del mestiere con cui rileverà macchie di sangue, strati di pelle, capelli, impronte lasciate come marchi sui corpi dei cadaveri. I casi vengono solitamente affidati a coppie di poliziotti e parallelamente lo spettatore può gustarsi l’iter seguito dai vari gruppi per giungere allo scioglimento del caso. Intense le sequenze degli interrogatori, in cui la macchina da presa scruta le reazioni dell’indagato, enfatizzando dettagli come una mano che trema o il viso cinico e controllato di un serial killer. Interessanti e sorprendenti i flashback nella mente dei testimoni o dei poliziotti nel momento in cui cercano di ricostruire le dinamiche di un omicidio. Non mancano spunti introspettivi, come le emozioni provate da ognuno degli agenti, il coinvolgimento, anche se apparentemente freddo, che li caratterizza durante un’indagine nei confronti di una vittima o di un’omicida. Non vengono risparmiati atti di violenza, cruda e realista, nonché scene di stupri e pietose esecuzioni. Spunti che conducono ad una riflessione che accomuna poliziotti e spettatori circa la fragilità e la debolezza umane e le profonde e attuali questioni della violenza e degli abusi. CSI è una sintesi mirabile di suspence, intrigo, brivido, caratterizzazione enfatica dei personaggi. Il tutto unito ad una sapiente regia e ad un accurato montaggio che hanno accreditato i meritati e numerosi awards alla squadra di Zuicker.

(articolo pubblicato il 01/10/2005)