Due importanti esponenti parlano di programmi e di idee concrete
Fini e Fassino sono due importanti esponenti del mondo politico italiano. Come tali, hanno affrontato con determinazione il confronto
televisivo. La formula domande con risposta a tempo determinato ha dimostrato un certo limite perché ha dato l'idea dell'interrogazione all'esame di maturità. Peccato! I temi non sono così circoscrivibili anche se, nella pratica, ha dato prova di essere l'unica
formula adatta alla rissosità italiana. Entrambi i contendenti sono apparsi solidi nelle loro affermazioni. Concreti, dinamici nei
ragionamenti, hanno dato una lezione di sintesi nella risposta, coadiuvati ovviamente da fogli pieni di appunti fondamentali per un
incontro così importante. Devo dire, parità. Entrambi hanno dimostrato le loro tesi con rigore. Sicuramente stonano, ma in senso buono,
con il confronto primo tra Berlusconi e Prodi. Stonano perché la logica che li ha accompagnati non è stata così tinta di emozioni, di
prediche, di parole dette sottovoce. Neanche con una ridondanza di numeri soffocante, incompresibile per ogni comune mortale. Rimane, però,
un punto a sfavore: il dibattito è apparso stucchevole. Questi esercizi di logica, tesi a dimostrare la validità della propria tesi,
e uniche armi utili a causa dell'implacabilità della ripresa televisiva, che coglie ogni stato d'emozione e di paura, sono apparsi troppo
noiosi da seguire. Un dibattito stanco, lontano dalla realtà. Sembrava un film, freddo, poco accogliente, poco divertente.
(articolo pubblicato il 01/04/2006) |