UniversyTV - prima telestreet universitaria d'Italia

Logo Matrix / © Mediaset
UniversyTV.it dentro lo studio di Matrix
Matrix - lo studio   di Oriana Butiniello
Il trucco c'è! Resoconto di un'analista nel pubblico del talk di Mentana
Entri in uno studio e sei percosso da uno strano brivido, ti immergi in una dimensione reale, la stessa che davanti alla tv ti pare tanto astratta. Rispettando una severa logica di colori, mi assegnano un posto (non immaginate quanta cura ci sia per la disposizione del pubblico a seconda dei colori del vestiario).
Alzo lo sguardo e mi accorgo che lo studio è incredibilmente piccolo, una scatola cinese in cui sono contenuti tutti i suoi elementi. Le diverse macchine sono collocate utilizzando più angoli di ripresa in modo da creare un effetto di profondità e di spazio che in quello stesso luogo non riusciamo ad avvertire.
A Matrix le telecamere non mancano, se ne contano otto frontali (di cui una fissa e un dolly) e due laterali. Lo studio è formato da tre zone: la prima è rappresentata da uno spazio non sempre percepito, uno spazio nascosto dietro ai due maxischermi, usato per le interviste (generalmente registrate) o semplicemente come muro sul quale proiettare simboli, colori, e dove di fatto, si raggruppano le linee di fuga prospettiche delle telecamere.
La seconda è rappresentata dallo spazio vero e proprio, il luogo dove avviene il dibattito, dove vengono, quindi, posizionati gli ospiti. Il pavimento rappresenta un bersaglio dalle linee blu e bianche, sul quale sono lanciate, idealmente, due frecce laterali. Le poltrone grazie a dei segni a terra sono disposte con grande facilità, generalmente ce ne sono quattro di fianco al conduttore e due di fronte.
Tutto sembra esser studiato per creare movimento.
Il dinamismo scandito dai tempi del programma è perfettamente riportato dalla struttura e dal funzionamento dei diversi elementi scenici. Differentemente dal salotto di Vespa (chiaro e fresco), la tonalità nello studio è variabile, ossia sulle pareti bianche il gioco di luci diviene fondamentale per l'effetto finale.
Di fatto è privilegiata un'atmosfera calda che genera una sensazione di soffocamento, in cui il tema della serata sembra metaforicamente esser intrappolato e analizzato.
Ed infine, la zona costituita dalla gradinata su cui è disposto il pubblico. Un pubblico che questa sera è particolarmente giovane ed elettrizzato dalla complicità che l'anchorman sembra voler trasmettere.
Mentana, infatti, entra in studio, e parla con loro, li incita a rimanere svegli e gli assicura una puntata ricca ed interessante. Ed è lui, che durante la serata, non dimentica il suo ruolo "sacerdotale", e come ogni buon conduttore cerca di limitare i danni, che in un talk in diretta, non mancano di certo.
Questa sera Chicco si è dovuto misurare con un sacerdote troppo focoso e un Funari (in collegamento) impetuoso come al solito, la cui schiettezza è pari all'impressionante numero di sigarette fumate.
Ma la situazione è sempre sotto controllo o almeno in diretta, perché se un conduttore davanti al suo spettatore è un uomo investito da una saggezza smisurata, è vero anche che nel fuori onda il suo nervosismo possa emergere di più…e allora eccolo lì Mentana, che cerca di spiegare a voce alta, ai suoi ospiti che ogni intervento deve esser comunque compreso dallo spettatore della seconda serata.
La puntata si è conclusa all'una e mezza circa, e quello studio che sembrava cosi poco amichevole, mi ha invece incredibilmente cullato per due ore.

(articolo pubblicato il 12/10/2005)