Ascesa e caduta di un progetto vincente
Quando il TG5, primo telegiornale targato Mediaset, è stato fondato, nel 1992, da Enrico Mentana, rappresentava realmente un'innovazione nel campo della tv italiana. Lo presentarono come un progetto vincente, e lo era.
In pochi mesi il pubblico conobbe un nuovo modo di informare, che nulla aveva dei prolissi notiziari RAI. Chiaramente ispirato al modello statunitense, il TG5 mise presto in crisi il trentennale servizio pubblico d'informazione televisiva, minacciando il monopolio giornalistico dello storico TG1.
Era un'idea davvero nuova e certamente valida quella di un notiziario in diretta, non solo in occasione dei grandi eventi, ma ordinariamente. Il primo anchorman dell'informazione italiana, Mentana per l'appunto, direttore e conduttore al contempo, accoglieva i telespettatori nel suo angolo quotidiano, senza distacco o formalismo e li guidava tra le notizie sospingendoli talvolta con i propri commenti e pareri.
Le frivolezze c'erano già, certo, ma relegate ai margini, mai in primo piano e, nonostante tutto, cronaca, politica e chiacchiera erano ancora bilanciate in modo armonico.
Gli spettatori premiavano con un ascolto sempre più assiduo la capacità direzionale di essere aliena da commenti troppo forzati, indipendente pur all'interno di una rete privata (di quella rete privata), almeno apparentemente oggettiva e non spudoratamente popolare, meglio: populista.
Storia di un tempo che fu.
Quello che i telespettatori apprezzavano, più in su biasimavano e il 13 novembre 2004 Mentana annuncia in diretta al suo pubblico la decisione presa in sede amministrativa di cambiare il direttore del tg.
La miccia della bomba mediatica era stata accesa: accuse da sinistra, motivazioni da destra. Ora che il polverone si è sedato, ai telespettatori resta un atroce dubbio: quello sollevato da una dichiarazione dello stesso Mentana la sera del suo allontanamento:
"Il Tg5 l'avevamo fondato 12 anni fa, noi con i suoi telespettatori e un patto tacito, ma chiaro, di non stare al servizio di questo o quel politico. Speriamo di essere stati onesti."
Ai telespettatori resta Carlo Rossella.
Resta un Tg lontano dall'indignazione per la pubblicità ingannevole della Parodi, bensì costellato di marchette pubblicitarie; lontano dalla moderazione e dalla singolarità, al contrario nevrotico e tristemente normalizzato.
Resta un Tg che mostra in maniera evidente tutte le cicatrici dell'epurazione.
(articolo pubblicato il 13/11/2005) |