L'associazione umanitaria apre al pubblico e inaugura la sua sede di Roma
In Via dell'Arco del Monte, a pochi passi da piazza Campo de' fiori, nasce la sede romana di Emergency, organizzazione italiana privata ed indipendente che porta aiuto alle vittime di guerra.
Presenti all'inaugurazione il fondatore Gino Strada, la presidentessa Teresa Sarti, il sindaco Walter Veltroni e Serena Dandini.
Tre mostre fotografiche raffiguranti le attività di Emergency ci accompagnano nel cortile interno del palazzo, dove sono allestiti un palchetto e un ricco buffet.
Gino Strada ci accoglie prima della cerimonia in uno dei luminosi uffici della sede e ci concede un'intervista:
Emergency punta a lasciare qualcosa nei luoghi in cui interviene e i suoi medici formano altrettanti medici locali;può spiegare questa operatività?
"Noi vogliamo costruire strutture, nella fattispecie ospedali, che restino. Un ospedale è una cosa straordinaria: quando è fatto con professionalità e con passione, è un luogo davvero ospitale, dove i rapporti umani si svolgono su solidarietà, compassione, comprensione dei drammi altrui e sulla risposta la più professionale possibile."
Il sud del mondo è pieno di bambini;che impressione fa stare in un mondo con mille problemi e decine di migliaia di bambini che muoiono?
"Per quanto riguarda il nostro lavoro l'impressione è drammatica perché Emergency ha curato più di un milione e mezzo di vittime di guerra in undici anni e una persona su tre non arrivava a quattordici anni. Sono i bambini che si massacrano e non ci si chiede mai quanta umanità abbiamo perso, quanti Einstein o quanti Leonardo non sono potuti crescere perché sono morti nelle guerre."
I pappagalli verdi come stanno,dopo le denunce dell'inizio degli anni novanta sue e di tanti altri operatori?
"Stanno sempre lì, come tante altre mine. E i pappagalli verdi sono mine particolarmente vigliacche, perché non colpiscono gli adulti e non sono fatte per uccidere. Quelle armi hanno una logica molto semplice: creare un esercito di bambini mutilati nel paese "nemico". Io non trovo parola migliore che terrorismo per definire tutto questo."
Come vede il futuro dell'Iraq?
"Devastato. Quella situazione non si risolverà se non tra molti decenni. Non si è ancora capito che ci si mettono cinque minuti a spararsi addosso e poi ci vogliono trent'anni a guarire le ferite. Si sono verificate appieno tutte le previsioni che il movimento per la pace aveva fatto, cioè che si sarebbe andati verso una guerra devastante, imprevedibile, e che questo avrebbe a sua volta alimentato il terrorismo, che è un'altra forma di guerra."
In alcune sue dichiarazioni e anche in alcuni suoi scritti sembra ci sia uno scetticismo di fondo nei confronti dell'Onu; se sì, perché?
"L'Onu non ha avuto il coraggio di convocare un'assemblea straordinaria delle Nazioni Unite per proporre l'espulsione dei paesi aggressori di un altro paese, Stati Uniti ed Inghilterra per primi. Le Nazioni Unite ci sono per mantenere la pace o per autorizzare i bombardamenti? L'Onu è morta per sua colpa; ha abdicato al ruolo che doveva assumere già dal 1945."
Siete soddisfatti dell'attenzione dei media in Italia?
"No; c'è una censura non soltanto nei confronti di Emergency, ma nei confronti di tutto ciò che è buonsenso. Si preferisce oggi passare ore di televisione a parlare dei cocainomani di turno, non interessa tutto quello che succede nel sud del mondo, non interessano le tragedie dei poveri. Sostanzialmente i media sono allineati in questa guerra, che è anche mediatica. Ciò non toglie che all'interno del mondo della comunicazione ci siano molti operatori che sono invece sensibili a questi problemi e che rischiano anche in proprio per far passare certi messaggi."
A proposito dei media,che pensa dell'uso che fanno delle immagini di guerra?
"Un uso molto discutibile; in molti casi si tratta di un "non utilizzo", di una censura. Abbiamo visto forse una qualche immagine sui diecimila morti sotto i bombardamenti americani in Afghanistan? Ci hanno fatto vedere ossessivamente le torri che crollavano ed è giusto che sia così; il problema è che l'altra tragedia viene liquidata con il termine "effetti collaterali". Immaginiamoci se qualcuno dovesse dire "In fondo le torri gemelle e le persone che ci stavano dentro sono solo effetti collaterali della guerra santa"… sarebbe una bestemmia. Si dovrebbe smetterla con il razzismo, che è uno dei grandi cancri di questo pianeta, cioè il pensare che ci siano persone, i ricchi, occidentali, di solito maschi, di solito bianchi, e poi metà del mondo "spendibile"."
Che pensa delle esercitazioni antiterrorismo che ci sono state in Italia?
"Che sono delle bufale, e fanno andare avanti l'industria della paura. Se c'è un modo per aiutare qualcuno che abbia idea di compiere un atto terroristico, certamente è quello di fare un'esercitazione. Primo perché si sa dove andranno le autorità, secondo perché se davanti a loro si presentasse uno con una bella cintura carica di esplosivo, cosa penserebbero? Che è uno che fa parte dell'esercitazione! Insomma,stupidità al quadrato!"
Invece a proposito delle immagini che vediamo in questi giorni degli immigrati marocchini alla frontiera europea? E cosa mi dice dei centri di accoglienza?
"I centri di accoglienza sono dei lager che andrebbero chiusi, sono una delle tante vergogne nazionali. Le immagini di Ceuta non le ho viste perché ero in viaggio, ma tutto rientra in questa logica: cittadini di serie A e cittadini di serie B. Si abbattono le barriere doganali per le merci, ma non per le persone, allora se questo mondo è fatto per le merci che qualcuno ce lo dica e noi vedremo d'andare ad abitare dall'altra parte."
Gino Strada ci congeda. Incontriamo Serena Dandini:
Qual è per lei il maggior pregio di Emergency?
"La grande semplicità e umanità, la sensazione di partecipare veramente al mondo,alla sua globalità, oltre a fare beneficenza."
Tra l'altro è anche un'organizzazione che si finanzia da sola...
"...E questa è una garanzia di libertà, in qualche modo, quindi oltre ad essere uno svantaggio può anche essere un vantaggio."
Dunque i fondatori e gli ospiti salgono sul palco e danno inizio alla serata vera e propria; Serena Dandini parla del grande "effetto Emergency" e di come esso ci faccia riscoprire il valore dell'essere umano; il sindaco Veltroni esprime l'orgoglio della città nell'ospitare l'associazione; Strada rivela il suo desiderio di poter festeggiare un giorno lo "scioglimento gioioso di Emergency" che significherebbe la fine di ogni guerra e sua moglie Teresa Sarti, commossa, promette di ripagare con l'attività della sua associazione l'ospitalità di Roma.
Al termine della cerimonia, raggiungiamo il sindaco Veltroni:
Cosa vuol dire per Roma ospitare una sede di Emergency?
"Vuol dire avere la sede di una delle più grandi organizzazioni internazionali che si occupa di salvare delle vite umane; il Consiglio comunale si è espresso all'unanimità per questo e noi siamo particolarmente contenti che Emergency, che prima era solo a Milano, ora sia a Roma con una sede così importante, con 400 volontari. Fa parte dell'ispirazione di solidarietà e di dialogo della città, quindi per noi è un orgoglio."
Cosa rappresenta invece per lei a livello personale?
"Io da molto anni cerco di dare una mano al lavoro che fa Gino; la bellezza di Emergency, come di altre organizzazioni di questo genere, è che non parlano, fanno: hanno salvato tanta gente dalla morte, dall'infermità o dal rischio di avere una vita spezzata."
La serata si conclude con ritmi africani, la dolcezza di una torta enorme e una sensazione di leggerezza e tepore nel cuore; un evento come questo dimostra che ci sono persone ancora interessate al futuro dell'essere umano e conforta rendersi conto che c'è chi fa del bene solo per il piacere di farlo, senza doppi fini e senza chiedere nulla in cambio.
I discorsi di Gino Strada, Teresa Sarti e Walter Veltroni
(articolo pubblicato il 15/10/2005) |