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Prendere sempre le misure ai mezzi di comunicazione
Presentazione del libro "Culti,culture,culturismi" di Mauro Cosmai
Da cultura di massa a culture di massima   di Valentina Guiducci

"Quanti sono i morti di fama sulla faccia della terra?". E ancora, "un altro Medioevo culturale è alle porte o è già cominciato?" Mauro Cosmai, psicoanalista e sessuologo, Professore associato alla Facoltà di Psicologia sociale alla Sapienza, esce con il suo nuovo libro "Culti, culture, culturismi", e ne discute con una trentina di persone nella bella cornice della libreria Feltrinelli di Via E. Orlando. Tra pile di libri colorati, si parla di psicologia di massa, di cultura della fama, di media, dell'uomo di oggi, che televisione e schermo cinematografico senza pietà fanno e disfano in tempi talmente brevi da essere inimmaginabili in tempi non molto lontani. Più che un attacco duro e critico, Cosmai mette in guardia dai contenuti colpevolizzanti insiti nella maggior parte dei messaggi mediatici con cui i cittadini vengono quotidianamente bombardati. E' in corso una vera e propria battaglia informativa", una celebrazione dell'apparire, il culto del culto si è impadronito dell'uomo fino a sostituire l'individualità espressa e manifestata dal pensiero individuale e ragionato. Il culto della normalità, del tempo pieno che protegge dalla noia ma soprattutto dalle imbarazzanti riflessioni personali, come anche il culto del nemico, assicurano all'uomo, stando alle parole del medico, l'esistenza in senso antropologico, danno senso e conferma della sua stessa esistenza fisiologica.
Cosmai, giocando con le parole, mette in luce lo strapotere dei mass-media, che hanno stravolto e sfigurato i riferimenti culturali via via perfezionati nei millenni passati per imporre nuove norme e nuovi codici interpretativi che pur avendo un tema comune (…) hanno permesso una selvaggia e allo stesso tempo multiforme proliferazione di sottoculture che purtroppo sono destinate a connotare il nostro (…) prossimo medioevaleggiante futuro". Siamo davvero passati da una cultura di massa a una cultura di massima"? Secondo l'autore oggi si è realizzato questo infelice passaggio culturale nel silenzio più assoluto: oggi l'importante è avere un'opinione, e ancora più importante pare sia averne una già pre-digerita su tutto, qualsiasi sia il piatto del giorno".
Se interpretare la realtà ormai significa interpretare i messaggi massmediologici, allora qual è la medicina che può salvare o il vaccino che può immunizzare una società dal pericolo della dissoluzione dei valori e dai falsi miti, dalle facili assoluzioni dogmatiche e immediate che i media continuano a sfornare? Sembra non esserci alcuna risposta per il momento. A questo punto si arriva ai saluti e agli applausi. La gente si dissolve nella libreria e si dirige verso l'uscita, dopo le varie strette di mano. La riflessione è sempre un bel dono.

(articolo pubblicato il 22/01/2006)