50 anni di gloriosa carriera ripercorsi attraverso oltre 4000 oggetti provenienti per la maggior parte dall'archivio personale dell'attrice
Un giocattolo di latta immette il visitatore nel mondo di Sophia Loren: dal bianco e nero delle fotografie sbiadite della sua infanzia e dal buio dell'ingresso che conduce al Salone Centrale del Complesso del Vittoriano, una piccola automobile celeste affiora ed emerge fra i numerosi ricordi.
La sua collocazione non è casuale. Quell'oggetto, unico regalo di un padre lontano e distratto, la cui assenza fu però determinante nella volontà di raggiungere il successo che doveva difatti nascondere l'"anormalità" della sua situazione familiare, rappresenta un momento di felicità, come racconta la stessa attrice in un'interessante intervista di Alberto Moravia contenuta nel catalogo della mostra. La privazione dell'affetto paterno fu probabilmente, insieme alla povertà, alla forte determinazione e alla voglia di evasione, una spinta importante nell'intraprendere quel viaggio che da Pozzuoli la portò prima a Roma e poi a Hollywood.
Questo lungo viaggio è raccontato attraverso fotografie, lettere, documenti, copioni, costumi, premi e manifesti cinematografici appartenenti per la maggior parte all'archivio personale dell'attrice e alla collezione di Mina Fabbri.
Ogni oggetto porta con sé una storia. Le fotografie dell'infanzia raccontano le sue origini, le sequenze cinematografiche mostrano le memorabili interpretazioni, i premi parlano dei suoi successi.
I tre cognomi, Scicolone-Lazzaro-Loren, scandiscono le tappe principali della sua carriera: i concorsi di bellezza, i fotoromanzi, il grande cinema. Muovendosi fra le fotografie, le lettere private di personaggi noti come Cary Grant, Frank Sinatra e Charlie Chaplin, gli abiti, i ritratti, i grandi manifesti, si ha l'impressione che la donna, l'attrice e la diva siano quasi inscindibili. La mostra vuole dunque raccontare il suo essere artista a tutto tondo, la grande capacità professionale e la grande bravura accanto alle ansie e ai timori che accompagnano anche le star affermate. Una lettera alla madre del 1958 inizia così: "Le lettere all'inizio di un film sai che sono sempre le stesse. Piene di preoccupazioni, tormenti...Ho cominciato a lavorare subito". Fra le righe traspare la disciplina e l'umiltà propria dei grandi artisti.
Ma la mostra vuole anche essere altro. Vuole essere soprattutto una festa. Non solamente rievocazione del percorso artistico dell'attrice italiana più famosa nel mondo, ma anche celebrazione dell'arte cinematografica; non solo storia personale di Sophia Loren, ma anche quella del grande cinema italiano e internazionale. L'oscurità della sala e l'illuminazione favoriscono così l'addentrarsi del visitatore-spettatore in questo mondo a metà strada fra realtà e sogno. Un omaggio al cinema dunque, una festa del cinema e delle arte visive, ma innanzitutto una festa per gli occhi, grazie anche alle magnifiche immagini fotografiche di Richard Avedon e Tazio Secchiaroli.
La mostra-ritratto, fino al 7 maggio presso le sale del Complesso del Vittoriano a Roma, è stata curata tra gli altri dalla stessa Loren e da Vincenzo Mollica, che chiude l'introduzione al catalogo rammaricandosi solo di una cosa: non avere il libro delle elementari di Sophia sul quale aveva scritto: "Un giorno sarò una grande attrice!".
(articolo pubblicato il 22/04/2006) |