UniversyTV.it

  © Giorgio Armani
L'amore per l'eleganza naturale e minimalista codifica la necessità moderna di non-solidità
Armani: quando il corpo viene addomesticato allo stile  
di Erika Bertossi
Lo studio semiotico del non-colore di Armani rivela il desiderio di riempire uno spazio collettivo con un'eleganza individuale
Il talento nostrano consacrato al mondo intero come genio della moda e dello stile italiano più rappresentativo dal Times, nell'ormai lontano 1982, quando ebbe il privilegio di vestire l'aitante Richard Gere di American Gigolò, riveste da anni una posizione vantaggiosissima sia sulle strade che sulle passerelle, assumendo un ruolo sociale che trascende quello di creatore di forme (con il progetto "Emporio" fonde moda e popolarità). Tra i grandi meriti dell'artista piacentino, la contemporaneità, garantita dalla contaminazione culturale ispirata dall'Oriente e dall'Africa, attraverso le linee morbide e colletti alla coreana e la conquista di una moda che non è più spazio fisico, ma diventa spazio mentale, attraverso la definizione di un individuo che vada al di fuori di target specifici. Le caratteristiche costanti delle sue creazioni sono il classico/attuale, l'eleganza minimalista, la parità dei sessi, il post-femminismo. Ed uno dei fili conduttori che la semiotica potrebbe individuare nello studio di questa poetica unica al mondo è rappresentato dalle scelte cromatiche, legate inesorabilmente alla "tavolozza dei non-colori": colori di terra neutri e grigi indefinibili, eterei; bianchi e neri sì, ma solo equilibrati nella loro complementarietà. E' dunque uno stile mimetico, che in qualche modo tende a sciogliere i soggetti nel loro ambiente circostante, sia esso metropolitano o naturale, e, allo stesso tempo a plasmare i tessuti con la non-solidità di un corpo in continua espansione: le cuciture leggere ed invisibili non suddividono la figura in parti, ma lasciano intuire un movimento ondulatorio che scandisce le azioni quotidiane regalando grazia ed eleganza. Il testo della non-colorazione unisce inoltre due aspetti legati al rapporto che si instaura tra tempo e stilista: quello della permanenza, che concepisce l'aspetto cronologico come durata, e quello del rinnovamento, che lo concepisce invece come un perenne, nuovo, punto di partenza e sfida che aspira alla conquista delle nuove generazioni. E se per conquistare la generazione contemporanea, è necessario sacrificare la discrezione, e puntare tutto sull'ostentazione del logo, della firma, della garanzia di un marchio, lo stilista mass-mediatico sarà disposto a farlo, ma con stile.
(articolo pubblicato il 04/03/2006)