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I personaggi intervenuti  © Riccardo Mazzoni
Long life learning una realtà sempre più concreta dei giorni nostri
"Impariamo ad imparare"   di Elena Lucarelli
Il nuovo libro di Francesco Florenzano spinge a riflettere sul sistema educativo italiano
Un libro sull'imparare ad imparare presenta notevoli spunti di discussione e riflessione critica. Nella presentazione tenutasi l'8 marzo nella sala Trevi ribattezzata Sordi, in memoria dell'Albertone nazionale, diverse personalità sono intervenute mettendo in evidenza questo o quell'aspetto della questione educazione, inquadrando la faccenda nella loro ottica specifica. Ad aprire la conferenza è stato Giuseppe Tognon, professore di pedagogia alla Lumsa. Egli pone l'accento sulla necessità del "reinventing schooling". Se insegnare vuol dire rivisitare un concetto o un'idea, ripensarla, in un certo senso ne diventiamo tutti un po' autori. Purtroppo oggi la nostra scuola non ha più idee, non è più autrice e come tale non è in grado di aiutarci a reinventare, o per meglio dire a inventarci una vita, non una qualunque, la nostra.
In questo quadro si inserisce anche l'educazione degli adulti, con organismi come l'UPTER, che essendo membro sempre più importante dello school system, risente degli stessi problemi.
Sul diritto di imparare ad ogni età batte energicamente Daniela Monteforte, assessore provinciale alle politiche educative. La nostra vita ha subito mutamenti incredibili nel giro di pochi decenni. Prima c'era il tempo per studiare (poco, a meno che non si appartenesse alle classi più agiate), poi si lavorava ed infine ci si riposava nella pensione. Il dinamismo moderno ha rotto questi equilibri. Oggi si torna sui banchi per fare corsi di aggiornamento, di riqualificazione professionale, per imparare ancora a 60 anni. Chi e come tutela un adulto che torna sui banchi? Quali certificazioni sono considerate valide o meno? Non si sa. Questo accade perché, non si è al passo con i tempi, eppure il problema esiste e bisogna porre rimedio.
Sul tema del long life learning si è espresso anche il sindaco Veltroni, concentrando tutto in una frase: "sono vivo perché imparo". Niente di più vero. Quando inizia a morire la curiosità per il nuovo, l'attenzione per il futuro, iniziamo a morire anche noi, se non proprio a morire, quantomeno ad invecchiare.
Imparare si, ma come? Dove?
Facendo un breve excursus nel sistema scolastico italiano, dalle elementari alle scuole superiori troviamo edifici fatiscenti, scuole all'amianto, banchi distrutti e sedie cadenti. Spesso è colpa del vandalismo degli studenti, è vero, ma stare in scuole che sembrano caserme o peggio carceri (a Roma non mancano gli esempi) di certo non invoglia al rispetto. Non parliamo della didattica, obsoleta, ristretta, spesso tristemente politicizzata, che chiude la mente più che aprirla.
Infine le Università che sono diventate l'ombra di quello che erano. Se ne tiene troppo poco conto, ci si investe troppo poco contravvenendo al principio dell'economia della conoscenza, che vede la conoscenza come il vero motore dell'economia, contravvenendo quindi ai nostri stessi interessi nazionali.
Manca inoltre una regolamentazione per i certificati dei corsi di aggiornamento, di riqualifica professionale. In questo bisognerebbe guardare alla Germania, che offre una moltitudine di possibilità a seconda del percorso che si sceglie. Gli istituti tecnici affiancano, ad esempio, all'insegnamento teorico un apprendistato pratico e le industrie hanno diverse agevolazioni fiscali nel prendere con loro questi giovani; per non parlare dei corsi di aggiornamento per cui gli impiegati hanno diritto a dei giorni di permesso appositi, corsi gestiti delle università stesse, non da privati come sovente succede da noi.
Un accenno al caso degli immigrati, spesso laureati, è d'obbligo. Queste persone, con una cultura profonda non vedono riconosciuti i loro titoli di studio da noi e si trovano in mezzo a una strada. Magari si pensa che l'istruzione data da un paese povero sia inferiore qualitativamente rispetto a quella di uno benestante, ma è una grande stupidaggine. L'India tanto per citarne uno, produce i migliori ingegneri informatici del mondo ed è attiva anche in programmi di e-learning per raggiungere le zone rurali.
Imparare è un diritto ad ogni età, sesso, razza. Imparare è una necessità. È un modo per sentirsi vivi. È un modo per crearsi un futuro. Ma c'è un lavoro enorme da fare per risanare il nostro sistema. Quindi aiutateci e aiutiamoci ad imparare.
(articolo pubblicato il 15/03/2006)