Giornalisti, maggioranze, censure e dibattiti sull'informazione a Roma3
L'ateneo di Roma3 non è nuovo ad iniziative di carattere culturale aperte al pubblico e
sempre caratterizzate da una natura attuale. Oggi, 1° ottobre 2005, si è tenuto un
convegno promosso da MicroMega sul tema "Libera stampa in libero Stato".
Presenti Sabina Guzzanti, Marco Travaglio, Paolo Flores D'Arcais, Sandro Curzi, Nino Rizzo Nervo,
Oliviero Beha, Lilli Gruber, Giovanni Floris, Massimo Fini e Carlo Freccero. In programma anche Miriam Mafai e
Loris Mazzetti che non sono potuti venire. Gli elementi presenti sono risultati
più che sufficienti per stabilire una sintesi del percorso mediatico italiano dal
2001 in poi. Infatti qualcuno si sarà chiesto, giustamente: ma ancora si dibatte
sul medesimo tema? Ancora dopo anni si ritrovano i medesimi -alcuni appartenenti
al "rosario dei defenestrati"dalla RAI, come loro stessi si definiscono- per discutere del medesimo tema? Ebbene sì e serve.
Il motivo risiede nella capacità della TV di spegnere il ricordo. E dimenticare è
pericoloso. La sintesi proposta deve essere scomposta nei vari interventi che si
sono succeduti. Inizia il moderatore del convegno, Paolo Flores D'Arcais.
Commenta la lettera di scuse del Presidente della RAI, Claudio Petruccioli. Il Presidente
afferma, in sostanza, che non viene perché è impegnato in un altro convegno che egli
stesso ha promosso e per la presenza della Guzzanti e di Travaglio. Flores D'Arcais afferma la perplessità
che lo avvolge nel leggere la motivazione, rammaricandosi che il Presidente di garanzia
della RAI non sia venuto in un convegno che parla proprio di stampa, intesa come
carta stampata e televisione. La sua presenza avrebbe consentito un dibattito
allargato e completo, data la sua carica istituzionale dentro la RAI.
Segue il consigliere di amministrazione Sandro Curzi e con esso il dibattito sul tema
"Giornalisti o lottizzati? Imparziali o equidistanti?". L'idea del consigliere prevede
l'impossibilità della presenza di giornalisti imparziali o di garanzia o oggettivi.
Comunque il giornalista possiede una sua idea, un suo modo di vedere gli avvenimenti
ed i loro meccanismi. Non si può pensare che riesca nel tentativo di diventare una
macchina raccontante. L'importante è che "faccia informazione", sottolineando
l'importanza di creare informazione, informare i cittadini. Quello accaduto dentro la
televisione di Stato, e non solo, porta con sé il sintomo della non-informazione,
da ricercare nelle sue cause nella politica. Contro informazione e non-informazione,
televisione di Stato e televisione commerciale: gli argomenti sono già sulla tavola
quando arriva Carlo Freccero. Nel suo discorso emerge una visione del meccanismo che
ha regolato e regola la televisione italiana. Due i concetti base: la commercializzazione
della tv e la costruzione di maggioranze. Temi cari al Professor Freccero, più volte
ripetuti in diverse sedi, ma non per questo deteriorati nel tempo. Fa sempre bene
ricordarli. La RAI, che dovrebbe offrire un servizio pubblico indirizzato alla popolazione
italiana, servizio composto da informazione, fiction, documentari, approfondimenti e varietà,
ha fatto proprio dalla tv commerciale la cattura dell'audience. Mentre nella tv commerciale
l'aggressività derivante da tale strategia era funzionale allo scopo di scalfire
gli ascolti della monopolista RAI, ora la stessa RAI la usa per trainare dentro pubblicità,
ed i relativi guadagni, senza per questo proporre la stessa qualità accattivante nei programmi.
Inoltre con l'audience si riesce a comprendere quanto un programma abbia costruito maggioranza,
ossia quante famiglie abbia aggregato di fronte alla tv.
Se la costruzione di maggioranza è tipica del commercio, omogeneizzare un insieme di persone
verso l'acquisto di un determinato prodotto, il suo utilizzo per costruire, spesso dal nulla,
maggioranze utili a fini politici rappresenta il salto di qualità innovativo che ancora
adesso non si è spento. Come nella tv commerciale costruire un proprio pubblico
di compratori influenzandone i gusti abbia come effetto collaterale
l'eliminazione degli avversari, così nella costruzione di maggioranze politiche usando la tv
si devono necessariamente eliminare dallo spazio televisivo quegli elementi dissonanti che
consentirebbero al pubblico costruito di riflettere e non seguire l'indirizzamento proposto.
Quale migliore esempio in Sabina Guzzanti, preceduta dalla proiezione di spezzoni del suo
nuovo film "Viva Zapatero!", la quale ha offerto, nei molteplici impedimenti che le hanno
appioppato, uno spaccato di come l'informazione, elemento dissonante per eccellenza,
sia stata censurata o per lo meno abbia avuto vita molto difficile. L'articolo 21 è il cardine
al quale si appella, la libertà di informazione dove "tutti hanno diritto di manifestare
liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione".
Nel medesimo problema posto dall'articolo 21 si inserisce un altro personaggio defenestrato:
Oliviero Beha. Nel suo breve e pungente discorso, ha sottolineato che non vuole finire sempre
fritto dalla padella alla brace e dalla brace alla padella. E con esso l'informazione dei tempi
di Radio Zorro. L'informazione dovrebbe essere lasciata in pace, libera di esprimersi.
(articolo pubblicato il 02/10/2005) |