Il pellegrinaggio della rosa di R. Schumann di Laura Ruzza 1/3
Roma. Che cosa c'è di più libero, trionfante e senza redini, di un indomito spirito romantico votato alla subitanea espressione di un galoppante e immaginifico "sé"? C'è un signore, vissuto molti anni fa, che è riuscito a riunire miracolosamente in sé sia le capacità del meticoloso pianificatore della propria "carriera" che le doti del rabdomantico indagatore della Innigkeit romantica. Questo signore un po' bizzarro e demodé si chiama Robert Schumann e in lui convergono in modo felicissimo (e ovviamente tormentatissimo) quelle due "categorie del pensiero" che Pier Paolo Pasolini avrebbe chiamato dell'"organizzar" (dare forma all'imprevedibile) e del "trasumanar" ("trascendere i limiti delle umane cose").