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Claudio Spada, il colore e la passione

Claudio Spada, foto stampa

 

Roma. Claudio Spada ha esposto la sua collezione di quadri al Bar Euclide. La mostra, inaugurata il 18 Aprile con un elegante ricevimento, rappresenta una poetica che fonde e ripropone le tematiche del Novecento italiano, con qualche riferimento a quello europeo.

Roma riproposta su opere singole, dittici ed un trittico con distese di colore quasi omogeneo, dove la definizione della città viene parzialmente astratta, l’impronta di Fausto Pirandello viene semplificata, proponendo colori che definiscono forme. L’emozione suscitata nel pubblico: un’immediata comprensione della rappresentazione della città unita ad una successiva volontà di ricerca sulla tela, dove si va alla scoperta dell’emozione costruita dai colori, in piena libertà, come se si vedesse un tramonto.

Un’idea tipicamente dell’Occidente, importante vedere come un’artista dei nostri giorni prosegua il tipico metodo artistico della nostra cultura: per salvaguardia dai suoi stessi nemici, la cultura capitalista, che per i suoi idoli ha rovinato tutto il nostro patrimonio culturale. Quasi una mostra nostalgica, ci si è ritrovati contemporaneamente in un appuntamento in tempo reale, quindi assolutamente moderno, e del passato, dove la struttura artistica è di un’epoca ormai al tramonto.

 

Così l’artista nel nostro commento alle sue opere:

“Una città sognata, rivisitata, di Roma forse rimane solo la cupola. A me piace lasciare un margine di mistero, non definire troppo, proprio perché ognuno possa scoprire qualcosa, vada a percorrere con lo sguardo delle parti scoprendo qualcosa di nuovo. Non mi piace una pittura eccessivamente definita, amo molto i coloro forti, bianco, rosso, arancio. Su questo aspetto sono molto selettivo”.

Sono colori che non definiscono: siamo lontani da Fausto Pirandello e molto più vicini a Mondriaan.

Sono d’accordo. Nell’ultima personale che ho avuto a Roma nel maggio scorso presso la Galleria Vittoria, il critico Roberto Maria Siena mi accostava a Mondriaan. Ed il titolo della mostra era: Claudio Spada e i colori della costruzione. Siamo effettivamente sulla costruzione architettonica.

Curiosamente si notano i trittici. Ormai sono molto rari.

Mi piacciono formati rari ed insoliti. Oggi ho portato dittici ed un trittico, mi piace molto svariare nel formato. Alcuni lavori sono su tela, altri su tavola: anche qui mi piace variare.

Qual è la sua filosofia di pittura?

Stare sempre in ricerca, di fare qualcosa di nuovo. Improntare in base a stimoli qualcosa di nuovo. L’importante è avere sempre qualche aspetto da sviluppare, incantarsi su un dettaglio.