Carnage, Polansky analizza l’aggressività dell’animale uomo

Curiosa la simmetria tra Basta che funzioni di Woody Allen e il nuovo film di Roman Polansky, Carnage: entrambi lavorano in uno spazio unico, dove i protagonisti si dimenano come animali in gabbia in preda alle convulsioni provocate dalle repressioni sociali. Entrambi i registi credono fermamente nelle teorie di Freud aggiornate secondo Fromm. La differenza risiede nella assenza della freddura tanto amata da Allen e nei sottintesi della cultura ebraica: Polansky non riesplora questo mondo votando la regia alla classica rappresentazione delle contraddizioni borghesi, molto Oscar Wilde.

Grande la tensione che gradatamente sale fino all’esplosione finale, che ricorda molto le sinfonie di Gustav Mahler nell’intensità drammatica di costruzione delle trame.

La storia è assai semplice: due ragazzini litigano ed uno dei due dà una bastonata all’altro, che perde due denti e si procura un labbro lacerato. Le due famiglie si incontrano per redarre la denuncia e per conoscersi, al fine di poter riavvicinare i ragazzi in modo civile. Emergono le posizioni dei maschi e delle femmine, della madre di sinistra (Jody Foster) e quella riconciliatrice e matura (Kate Winslet), dei due padri che la pensano allo stesso modo (Christoph Waltz e John Reilly).

Tutti partono coi buoni propositi ma scivoleranno inesorabilmente verso la regressione animale all’aggressione, nutrita dai problemi di coppia irrisolti. Il film si conclude apparentemente senza una soluzione ma in realtà è palpabile: la legge del taglione. In casi come quello dei due ragazzini, soddisfa e risolve. Ma anche il sentirsi animali, il riconoscerlo, aiuta a sopportare il dolore e a lottare in questa realtà dominata dallo spirito di sopravvivenza.

Eccellente l’interpretazione di Kate Winslet, raffinato come sempre Polansky.

Kate Winslet e Christoph Waltz, foto stampa