Giuseppe Tornatore, una storia d’amore in La migliore offerta

Il regista con Geoffrey Rush, foto stampa

Una storia d’amore per Giuseppe Tornatore che torna al grande schermo dopo il monumentale Baarìa. Dal 4 Gennaio 2013 sarà nuovamente nelle sale con La migliore offerta. Anticipato oggi a Roma all’Ara Pacis alla presenza dello stesso regista e della produzione rappresentata da Isabella Cocuzza e Arturo Paglia, vede come protagonista Geoffrey Rush nel ruolo di Virgil Oldman, mentre il cast è completato da Jim Sturgess, Sylvia Hoeks e Donald Sutherland.

Il montaggio è iniziato in questi giorni, freschissime sono quindi le notizie in anteprima svelate durante l’incontro riservato alla stampa, che ha potuto vedere un’anticipazione di tre minuti di alcune scene e del backstage ed intervistare pubblicamente.

Sembra di intuire che siamo nel mondo delle aste.

Il film si svolge nel mondo delle aste. Il protagonista, interpretato da Geoffrey Rush, è un battitore d’asta. La storia però non ha niente a che fare con le aste. Il titolo del film fa parte della terminologia di quel mondo ma usate in un contesto diverso. Il film è una storia d’amore dove non sai quando l’offerta ricevuta è la migliore.
La tessitura narrativa è bizzarra, di sospensione. Da giallo classico anche se non ci sono investigatori, assassini e morti.

C’è un mondo chiuso, di universo rarefatto: questo le piace?

Lo vivo questo film che rompe la costante dei miei lavori precedenti. Rompe la mia formalità. Nasce da un contesto totalmente diverso. Curiosa: nasce da una vecchissima mia idea, dei primi tempi nei quali vivevo a Roma. Raccolgo sempre spunti, idee per poi rielaborarli fino a quando non raggiungono le strutture che mi interessano, altrimenti li butto via. Dò fiducia a queste idee fino a farli diventare film. Questa idea non mi convinceva fino in fondo. Ma negli ultimi quattro, cinque anni un’altra idea che mi piaceva, ma che anch’essa zoppicava, mi suggerì la sensazione che fosse un’idea di attrazione rispetto alla precedente. Insomma, queste due elementi narrativi si sono attratti fornendo una struttura solida e assolutamente convincente [interessante questa spiegazione chimica, come se fosse un cristallo di sale nato dall’unione di sodio e cloruro, ndr]. Nasce da uno studio di carpenteria cinematografica.

Quali passioni del protagonista?

E’ un uomo che all’inizio del film ha una personalità e alla fine del film ne ha una completamente diversa.

Il cast anglofono discende dall’ambientazione del film che non poteva essere quella italiana, bensì internazionale. Non avrebbe funzionato in Italia. Girato in lingua inglese, sarà doppiato per l’uscita del 4 Gennaio 2013. Per Geoffrey Rush, dopo tre giorni che aveva ricevuto il copione, mi ha chiamato dicendo che aveva letto e voleva fare il film. Era in Australia, io impegnato proprio nell’organizzazione delle riprese e del casting: riusciamo ad incontrarci a Toronto, visto che lui era di passaggio alla città canadese. Siamo stati insieme a cena, mi ha detto che il soggetto gli piaceva molto. Ed io gli ho chiesto qual era l’elemento che lo aveva convinto: mi ha risposto sua moglie, la quale legge i copioni che arrivano, decidendo quali leggere e quali no, quali scegliere e quali non scegliere. E di questo mi ha detto che lo dovevo leggere e fare: l’ho letto e ho capito che aveva ragione.

La lingua inglese quale cambiamento causa al tuo cinema?

L’ambientazione è mitteleuropea, originariamente doveva essere girato tutto a Vienna. Poi durante la preparazione, per il fatto che non volevo che ci fosse una identificazione con una città precisa. Gli attori si sono tutti adattati ad un inglese europeo, senza slang. Proprio per questo, non ci sono attori italiani: purtroppo non avrebbe funzionato.