La gente che sta bene, film pasticciato

Tratto da un romanzo di Federico Baccomo, La gente che sta bene di Francesco Patierno si propone di raccontare ancora una volta i meccanismi perversi del mondo del lavoro, ad un alto livello. Perché, comunque, i meccanismi si ripetono anche ai livelli più bassi. Considerando il valore degli attori presenti, Claudio Bisio, Margherita Buy, Diego Abatantuono e Jennifer Rodriguez, si intuisce che il film ha avuto una sceneggiatura inconsistente, forse troppo diversa dal libro. Infatti, vi è una sproporzione tra la parte iniziale che introduce il fatto -poco più di un’ora- con l’epilogo -i restanti 40 minuti- annullando completamente la fase di elaborazione e sviluppo.

La storia narra di Umberto Maria Dorloni (Bisio), avvocato di successo con l’ingrato compito immediato di licenziare personale, a sua volta vittima di licenziamento. Con fortuna e destrezza conosce il titolare di uno degli studi di avvocati più importanti d’Europa, Patrizio Azzesi (Abatantuono), col quale intraprende una serie colloqui a volte informali per saltare da un treno ad un altro. Nel frattempo, pensando solo al lavoro, Dorloni trascura la famiglia con una irresponsabilità che ricorda molto da vicino persone che abbiamo conosciuto. Finita questa parte descrittiva, manca la conclusione. Dorloni dirà no al lavoro offerto da Azzesi e si riconcilierà con la moglie, in un pasticciato tentativo di chiudere il film.

Il regista afferma di riprendere lo spirito dei padri Germi, Monicelli, Risi: mancano tutti gli ingredienti per poterli riprendere. I primi piani così televisivi fanno mancare i minuti al film, i gesti agli attori, l’atmosfera al pubblico.