Everest, colpo a segno di Baltasar Kormákur

Ispirato ad un fatto realmente accaduto: il 10 maggio 1996 perirono 8 scalatori durante una imprudente spedizione, volta a toccare la vetta della montagna più alta del mondo, l’EVEREST.

Al confine tra Cina e Nepal, la cima è la meta di un gruppo disparato che ha deciso di affidarsi a Rob e alla sua organizzazione per tentare l’impresa. Ma le cose si intricano presto perché il campo base è gremito di incompetenti e da altre spedizioni a scopo di lucro gestite da Scott, scalatore poco professionista. Rob e Scott trovano però il modo di collaborare e il 10 maggio, dopo un periodo di acclimatamento breve al campo base, partono alla volta degli 8.848 metri. L’inadeguata preparazione dei clienti, combinata alla superficialità dell’organizzazione, ritarda la salita degli avventori. Qualcuno di loro arriverà in vetta ma ad un prezzo incredibile.

Nel complesso, EVEREST è riuscito a raccontare al pubblico la cruda realtà delle spedizioni, fatto conosciuto da poche migliaia di persone al mondo, grazie anche ad un’eccellente grafica in 3D dove catapulta lo spettatore all’interno della spedizione che per tutta la durata della pellicola viene colpito dalla meticolosità dei piccoli particolari.

Il cast è ricco di interpreti: Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright , Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson e Jake Gyllenhaal.

Un film da oscar per la teconologia impegnata. Ottimi gli effetti sonori e la fotografia, eccezionale il cast con una regia encomiabile diretta dall’islandese Baltasar Kormákur.