Francesco Rubino, la sua Nike ad Eataly

Roma. Fino alla metà di gennaio prossimo rimarrà esposta ad Eataly la Nike di Samotracia nell’interpretazione di Francesco Rubino, artista poliedrico con quarant’anni di carriera, che ha lavorato il legno per immortalare le caratteristiche che lui ha visto di questa grande opera greca.

All’inaugurazione del 21 Dicembre lo abbiamo intervistato.

 

Iniziamo con una artistica provocazione: siamo nel XXI° secolo e lei rappresenta un’opera, greca, nella quale la forma è perfettamente riconoscibile. Quindi lei crede nella forma e l’astrattismo dopo un secolo possiamo decretare: non serviva.

Assolutamente no, il percorso dell’Astrattismo è fondamentale per tornare alla classicità. Infatti, questa non è un’opera bensì uno studio: un’anatomia della Nike, e con lei tutta l’arte classica, che rimane per tutti, anche per gli artisti più astratti ed informali, un’educazione dalla forma dalla quale evadere, però si parte comunque dall’alfabeto, poi dopo puoi scrivere quello che vuoi. In qualche momento puoi riscrivere la prosa in una forma diversa, una tua re-interpretazione. Quest’opera che espongo ad EATALY è un omaggio ad un riferimento che è l’ABC per chiunqu che pensi a qualcosa di plastico e figurativo.

Nella riscrittura cosa ha voluto sottolineare?

Le cose principali sono due: le caratteristiche principali della Nike, dalle quali non si può prescindere: la postura e la pinguità classica della femminilità greca; il manto e le ali. Da esse ho cercato, quarto protagonista, il luogo: mantenere quelle forme imprescindibili, il resto, considerando che la sintesi sono le ali, la pancia, il drappo, cercarlo di renderlo più vuoto possibile. Rimane la forma della gamba, ma può essere trasparente. Da questo, la forma astratta per eccellenza: il vuoto.

Se è vera la teoria per la quale le opere e la cultura di una certa epoca sono il riflesso di processi economici e politici, il vuoto descrive la nostra epoca.

E’ molto pertinente il vuoto ma può darsi che il messaggio che lei ha scovato sia empirico: rimane pertinente e rimane vuoto se non sappiamo dove andare.

C’è anche un ulteriore aspetto, il materiale: all’epoca era il marmo, qui abbiamo il legno.

L’esperienza artistica rimanda a Ceroli, al legno grezzo, a tanti altri, il modulo ripetuto. E’ una grande citazione quest’opera, non vuole essere necessariamente originale, la struttura dell’ala cita, ad esempio, lo studio del volo di Leonardo. Volutamente, schematico altrettanto. Sincretismo di vari linguaggi.

Curiosamente, questo conferma proprio la teoria appena esposta: anche quest’opera descrive la nostra epoca. E’ un aspetto molto occidentale: è possibile uscire da questo schema?

Dipende dalle nostre conoscenze. Se esse sono limitate alla storia della cultura, anche iconografica, parleremo quella lingua. Quando approfondiremo altre culture, avremo altri schemi.