Roberto Bosco, globalizzazione e liquidità al MACRO

Roberto Bosco con Ludo, foto Rosatelli/De Nicola

Roberto Bosco con Ludo, foto Rosatelli/De Nicola

Roma. Suggestivo vernissage dell’artista romano Roberto Bosco: la sua analisi sociale esposta al MACRO continua a far riflettere sulla nostra assenza di punti riferimento nelle grandi metropoli.
La personale dal titolo Oltre Confine è aperta al pubblico fino al 26 Gennaio 2014 ed è curata da Tommaso Strinati, presentando una settantina di opere inedite, tra cui una ventina di trittici e altri lavori su tela di grandi dimensioni pensati appositamente per lo spazio del Museo.
Le grandi dimensioni sono comunque un fatto insolito nel nostro tempo, così solcato dal marketing culturale e annoiato da artisti che perseguano la propria filosofia.
“Lo scenario urbano e l’umanità che lo vive” – ha spiegato agli ospiti il curatore – “costituiscono il fil-rouge che lega le opere recenti di Roberto Bosco; è un rapporto difficile, tante volte battuto dall’arte, dal cinema, dalla poesia, dalla musica, dalla letteratura, ed è per questo che cimentarsi con esso è già una sfida in sé, un ripercorrere strade e temi che hanno segnato tanta parte dell’arte del Novecento”.

Abbiamo raccolto un breve commento all’artista, inquadrando le sue idee.

 

Roberto Bosco, in questi grandi quadri ho notato che manca lo spazio, ho sbagliato l’impressione o è una scelta formale?

E’ una scelta formale. Perché lo spazio è molto relativo, è un fatto interiore, pertanto non è reale.

Ho anche notato una mancanza di prospettiva: come se non fosse l’aspetto più importante. Sembra piuttosto uno stato d’animo.

E’ proprio così, non è una prospettiva in senso stretto, sono spazi interiori: è l’anima.

Per quanto riguarda i colori, come giustifica le sue scelte?

Non esiste una correlazione stretta tra colore e scelta razionale, uso quello che sento in quel momento, mentre sto dipingendo. Non esiste una scelta a priori.

Ho visto che sono rappresentati aspetti umanitari.

E’ un suggerimento provenienti dai fatti di cronaca, drammatici fatti.

Per lei ancora conserva un messaggio politico l’arte?

Assolutamente, l’arte è anche politica.

Per le grandi folle, sembra quasi un ricordare alcuni pittori statunitensi degli anni ’40 e ’50: lei riscontra una stessa dinamica in Italia, o in generale le grandi metropoli sono fatte così?

Diciamo che ormai le grandi metropoli esistono in tutto il mondo e sono configurate in modo uguale: la omologazione ha portato a questo, sono stato molto tempo negli USA ma in Cina è la stessa cosa. C’è questa globalizzazione che ha appiattito le differenze, le città prima erano differenziate, ora non lo sono più. Anche la gente lo è diventata.

E’ stata un’evoluzione: per lei è negativa?

Negativissima.

Roberto Bosco con Emilio Sturla-Furnò, foto Rosatelli/De Nicola

Roberto Bosco con Emilio Sturla-Furnò, foto Rosatelli/De Nicola