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Adil&Yusuf, l’integrazione e la lotta per la sopravvivenza

Roma. La polvere si respira a pieni polmoni nel mediometraggio di Claudio Noce, Adil&Yusuf, che vanta la sua partecipazione nell’’ultima edizione del Festival Cinematografico di Venezia come unico italiano in concorso nella sezione cortometraggi. Una storia semplice, quotidiana nella Roma multietnica: due fratelli ventenni somali devono trovare lavoro per vivere. Adil sceglie la strada pericolosa, quella della droga; Yusuf quella è lavorare al mercato della carne. Inizialmente, si parteggia per il secondo, vista la via della legalità scelta: ma al di là di questa semplificazione, Yusuf si scontra con lo schiavismo sempre esistito, che sfrutta manodopera a basso costo per mantenere alti i profitti. In questo caso, il capo è un romano che recluta al mercato, alla buona, i lavoratori per trasportare (in condizioni igieniche pazzesche) la carne verso i supermercati. Di fronte alle continue vessazioni del capo, un “collega” di Yusuf lo uccide a bastonate, catapultando il protagonista nel mezzo di un omicidio, come testimone, e aiutando il suo collega ad occultare il cadavere. Adil riesce a scappare, con la droga in mano, dai poliziotti e per questa volta l’ha scampata.

Che scegliere? Noce ci lascia in mezzo ad un bivio drammatico: la legalità paga poco (a prescindere dall’omicidio), l’illegalità paga tanto ma con alto rischio. Che scegliere?