Recensione di Baaria

Giuseppe Tornatore e Marta Spedaletti, foto Rodolfo Mazzoni

Baaria, uno dei film più costosi nel panorama italiano, non può essere definito “un capolavoro” in senso “assoluto” come invece è stato descritto dal Premier Silvio Berlusconi, ma piuttosto, una storia piena di sentimenti. Il film si propone di raccontare la storia della nostra Italia, filtrata dagli occhi protagonisti della gente di Baarìa (nome siciliano di Bagheria, cittadina della provincia di Palermo).

I protagonisti interpretano la vita di circa settant’anni vissuti nel paese natale del regista. I cambiamenti apportati dagli eventi storici del fascismo, della seconda guerra mondiale, fino a quelli del referendum repubblicano, sono raccontati con una attenta costruzione delle inquadrature, che con la fotografia di Enrico Lucidi, esprimono emozioni e sensazioni dei protagonisti fino ad arrivare agli spettatori.

Colori caldi di un passato ormai remoto con l’aggiunta di movimenti della macchina da presa che rendono il film scorrevole nella sua lunghezza. Gente semplice quella di Baaria, per lo più contadini ed artigiani. Al suo interno, le vicende di Peppino e Mannina due giovani innamorati che raccontano tutto lo svolgersi della loro vita fino alla senilità.

Quasi impossibile non accostare questa pellicola a “La meglio gioventù” (2003) di Marco Tullio Giordana. In Baaria a fare veramente la differenza è la regionalità: la sicilianità spiccata emerge ovunque: nel linguaggio, nei modi di vivere, di pensare, tipici della storia e delle tradizioni siciliane. Ed è proprio questa sicilianità spiccata a raccontare una storia nella Storia, e non la storia del paese.

Il contributo di Morricone con le sue musiche è fondamentale: le sue composizioni “arrotondano” l’effetto emozionale delle inquadrature. Spesso le note fanno da collante là dove si presentano frammenti della storia in cui le scelte narrative e registiche non arrivano a giustificare la costruzione dei dialoghi e quella dell’immagine.
“Ho realizzato il mio film più personale” afferma Tornatore, e in questo è riuscito pienamente. L’inquadratura più bella è il viaggio del “Bambino Tornatore” che vola su Baaria e guarda la vita, con i suoi occhi, dall’alto.