Recensione di Alice in Wonderland

Che Tim Burton sia un genio è indubbio. La sua creatività, l’immaginazione, vanno sempre oltre l’immaginabile. Con Alice in wonderland Tim Burton si concede alla Disney sotto vesti pacifiche: infatti gli ha commissionato il film e Tim Burton ha eseguito cosi’ da cancellare dissapori passati.

Tutto scorre: la struttura, il ritmo, il cast, la fantasia, ma a differenza dei suoi film, manca un po’ di quella atmosfera dark che lo caratterizza; per il resto, il suo stile rimane unico ed inconfondibile. Le musiche sono legate al suo braccio destro Danny Elfman, che finora non mai ha deluso il grande pubblico.

I bambini che assistono alla proiezione in 3d sono emozionati alla visione degli effetti speciali.
Effetti altalenanti perché ci sono lunghi passaggi in cui non c’è nemmeno una parvenza di effetto, ed altre parti, affollate di effetti da imparare a digerire per un occhio non abituato al tridimensionale.

Nel cast, la bravissima Mia Wasikowska ma il pezzo forte resta il cappellaio matto, pallidissimo e con i capelli arancioni (pettinati un po’ alla Tim Burton), il timido ed impacciato Johnny Depp, abituato alla direzione del suo amico regista con cui sembra lavorare sempre con maggiore affiatamento.

Il mondo della regina di cuori invece lascia un po a desiderare: risulta poco convincente e poco affascinante. Cerca di recuperare le lacune proprio la regina di cuori( impeccabile Helena Bonham Carter) afflitta dai suoi complessi fisici che tutti e in qualsiasi modo devono assecondare.

Nel cast anche Crispin Glover che interpreta il fante di cuori, e Anne Hathaway: la regina bianca dolce ed ironica.
Non manca nulla al film, ma sicuramente se Burton avesse avuto carta bianca, sarebbe stato diverso.
Attendiamo il prossimo lavoro tutto suo, quello che, sicuramente, diventerà un cult.