RIFF 2015, caleidoscopio culturale

Il RIFF approda alla XIV° edizione. Dall’otto al 14 Maggio al The Space a piazza della Repubblica e in replica al Cinema Aquila, si potranno ammirare i migliori prodotti cinematografici indipendenti del mondo. La selezione quest’anno prevede la presenza di un caleidoscopio di culture, esperienze culturali, formative e personali assolutamente originali. Per tutti i dettagli della programmazione, visitare il sito http://www.riff.it.

Le proiezioni dei corti del 10 Maggio hanno riservato tre momenti differenti di analisi sociale.

Gas station di Alessandro Palazzi narra la vita di due immigrati arabi. Il primo egiziano, il secondo marocchino. Entrambi lavorano a Roma durante il turno notturno ad una stazione di benzina. Si condensa l’intreccio di speranza di una vita migliore e la visione romana di queste persone, impermeata nell’indifferenza e nel considerarli riciclatori di beni ormai inutili. Una storia che racconta la romanità oggi piuttosto che la condizione dei due immigrati.

She walks di Victoria Visco rappresenta un classico del film francese o di sua ispirazione. Immancabile l’urlo della protagonista che non riesce più ad identificarsi col mondo circostante. Inevitabile il suo sguardo perso e trasognante. La filmografia francese o che ad essa si ispira non riesce ad uscire dal 1968: quell’epoca è passata e con essa la torma di analfabeti generata, è venuto il momento di cambiare e diventare contemporanei.

Hard to lose di Manfredi Mancuso rappresenta un incontro fortunato per noi spettatori di genialità italiana e studio rigoroso anglosassone. Il regista proviene dal Master in Filmmaking alla London Film School con risultati eccellenti. Una storia forte, ben recitata da attori credibili e credenti nel progetto. Un lavoratore dell’Est si guadagna da vivere nella capitale inglese come manovale ma viene licenziato. Incontra un organizzatore di combattimenti clandestini, si guadagna facile ma si rischia molto. Nelle notti passate in locali dall’incerta fauna si innamora di una prostituta. L’amore tra loro si scontra con la dura realtà nella quale vivono. Perfette le inquadrature, il montaggio, la fotografia: auguriamo a Manfredi un futuro da regista di grandissimo successo.

Le proiezioni del 12 Maggio hanno riservato una gradita sorpresa con Gente dei bagni. Diretto da Stefania Bona e Francesca Scalisi, documenta la vita dei meno fortunati nei bagni e docce pubblici in quella che sembra essere Milano. Un crocevia di storie di persone con una vita di ricordi ed esperienze ma non la fortuna di poter vivere normalmente. Pagando poco, si possono lavare. I bagni gestiti dai comuni erano una realtà diffusa molti anni fa ma ormai praticamente scomparsi. Diversamente dall’antica Roma, che prevedeva il bagno pubblico come momento sociale, qui sono l’ultima spiaggia in merito ad igiene personale ed umanità, incontro ed ascolto di problemi.

Girato con sulla tonalità verde tipica degli spazi illuminati col neon, applica con grande rigore la suddivisione aristotelica applicata al teatro, trasformando proprio in esso questo luogo pubblico. L’analisi sociale si intreccia con quella economica, con molteplici sfumature. Ad esempio, come si evolve un gruppo abituato a regole liquide in merito ad organizzazione di fronte al cambiamento, all’applicazione normale ma in questo tassativa di regole. Un simbolo dell’Italia di oggi, esattamente come il contastatare di vite passate dignitosamente ritrovarsi ad un passo dal dormire per strada, causa crisi economica ed indolenza dei datori di lavori scarsamente controllati.

Sono solo alcuni accenni per un documentario molto complesso e raffinato.