Pitza e datteri, recensione

Il cast del film, foto di Rodolfo Mazzoni

Il cast del film, foto di Rodolfo Mazzoni

Il 28 Maggio esce nelle sale Pitza e datteri, il nuovo film di Fariborz Kamkari, il regista curdo dell’acclamato e premiato I fiori di Kirkuk. Una storia moderna, che parla di integrazione nel nostro mondo soggetto ad una forte emigrazione. Integrazione multiculturale difficile perché corrosa dagli integralisti da entrambi gli schieramenti, proprio a loro si rivolge il regista mostrando con tono divertente la bellezza dell’integrazione stessa.

Spicca Bepi, un veneziano convertitosi all’Islam (il solito bravo Giuseppe Battiston), a rappresentare quelle persone aperte alle novità e convinte che il miglior modo di convivere sia abbracciare completamente l’altro. Il giovanissimo e carico d’energia Imam Saladino (Mehdi Meskar, calabrese-magrebino-parigino cresciuto a Treviso), e la splendida parrucchiera Zara (la franco-africana Maud Buquet), causa scatenante della ricerca spasmodica di una nuova sede per la moschea. La storia si snoda sulla falsariga di un Train de vie non solo calato nel contesto ashkenazita ma allargato al multiculturalismo, con battute in alcuni casi scontate.

Il film, è prodotto da Adriana Chiesa Di Palma e Fabrizia Falzetti, una produzione Far Out Films in associazione con Adriana Chiesa Enterprises e Acek in collaborazione con Rai Cinema, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Veneto Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo e “Venezia Opportunità” – Venice Film & Media Fund, con il patrocinio del Comune di Venezia in collaborazione con Venice Film Commission.