Fino al 12 Luglio Sogno di una notte di mezz’estate. Al Globe theatre

Un momento dello spettacolo, foto di Tommaso Le Pera

Un momento dello spettacolo, foto di Tommaso Le Pera

Roma. Il sogno di una notte di mezz’estate illumina il Globe theatre. Rispetto ad una impostazione classica che risulta corrosivamente paragonabile con famose interpretazioni accompagnate dalle musiche di scena di Mendelssohn, l’organizzazione teatrale diretta da Gigi Proietti ha incentrato la messa in scena su un teatro maggiormente popolare, divertente ma al contempo stesso rigoroso rispetto al testo, riscuotendo oltre dieci minuti di applausi scroscianti.

La storia scorre fedele e fluida, dove la rappresentazione di uno spettacolo teatrale nella pièce stessa, ossia gli artigiani che si preparano in occasione del matrimonio tra Ermia e uno dei due pretendenti, ha reso una comicità apprezzatissima e ben riuscita, con i cinque attori impegnati che sono risultati curiosamente una espressione enfatizzata di altrettanti aspetti attoriali di Gigi Proietti. Infatti, ognuno di essi trasmetteva un elemento, una capacità espressiva che abbiamo notato nel corso degli anni: da A me gli occhi, please a I sette re di Roma, passando per il noto film Febbre da cavallo, si è assistito sotto mentite spoglie ad una scomposizione che ha esaltato i cinque attori, perché hanno potuto investire tutta la loro bravura in uno schema conosciuto e quindi già assimilato dal pubblico, velocizzando la visione di una pièce in sé molto complessa.
Infatti, si può ben dire che Shakespeare sia stato un precursore di una visione della vita legata al caso con assenza di qualsivoglia volontà, compresa quella divina. Essere composti della stessa sostanza dei sogni, sottolineando la vacuità e la brevità della vita, passando il tempo sul palcoscenico del mondo è la conferma di una impostazione anti-ideologica, ben riscoperta dopo la fine delle ideologie, ossia dopo il 1989. Certamente questo non pone l’autore inglese come idolo dei cosiddetti post-moderni, vaga ed inutile etichetta che spesso racchiude sterili analisi, bensì come una persona che, prima di essere artista, era riuscita a vivere al passo col tempo che scorre. Una capacità faticosamente raggiungibile ma che ha regalato a noi spettatori uno spettacolo magnifico.