11 Donne a Parigi, i soliti stereotipi

L’attrice francese Audrey Dana si cimenta come regista e coglie il segno col lungometraggio dal titolo 11 donne a Parigi.

La trama racconta di 11 donne e le loro storie: il loro Essere, l’amore, le emozioni, paure, angosce, dubbi, manie, come sono e come interagiscono nella vita quotidiana con i rapporti amorosi nella cornice di Parigi. L’ambientazione nella città è quella di tutti i giorni, né modaiola né romantica, bensì cosmopolita e multietnica e vede queste 11 storie snocciolarsi e intrecciarsi tra loro in chiave allegra, comica, sexy a volte agro-dolce.

Ad una riflessione e lettura attenta il film non risulta comico e leggero bensì grottesco, ed evidenzia un aspetto caricaturale dell’uomo, della donna e dell’eterno confronto sull’amore-sesso. Dalla regia di una donna ci aspettavamo: un’esasperazione del femminile-femminismo o una rivalsa e la riabilitazione del ruolo della donna; invece la donna viene relegata ai soliti stereotipati standard che dall’inizio della società l’uomo le ha affibbiato e ai suoi comportamenti difficili da capire.

Il cast ricco di brave e belle attrici (Isabelle Adjani, Laetitia Casta, Audrey Dana, Julie Ferrier, Vanessa Paradis, Audrey Fleurot, Géraldine Nakache, Marina Hands, Alice Taglioni, Pascal Elbé, Sylvie TestudMarc Lavoine) meritava uno spazio recitativo degno di tanta ricchezza d’interpreti. Diciamoci francamente: l’uomo e la donna in questo film non fanno una bella figura, forse alla regista dopo un bell’inizio ha perso il ritmo. Peccato, perché la buona idea non può salvare un film frivolo con dell’umorismo degno dei migliori cine-panettoni italiani.