Carol, recensione

Cate Blanchett, foto stampa

Cate Blanchett, foto stampa

La pellicola CAROL diretta dal regista Todd Haynes è tratta dal romanzo di Patricia Highsmith. 

La scrittrice rivelò una volta di aver scritto Carol dopo l’incontro con una misteriosa donna, avvenuto nel negozio in cui lavorava come commessa. Iniziò a scrivere la storia la sera stessa, senza però più incontrarla. Il libro fu pubblicato nel 1952, fu il primo a raccontare una storia d’amore lesbica dalla parte delle donne e non a caso divenne un caso letterario.

E’ il conflitto interiore che affligge due donne dei primi anni ’50, colpevoli di veder sbocciare il loro sentimento proibito in una società americana impreparata e bigotta, sbrigativa nell’affibbiare etichette di disagio psicologico all’amore non convenzionale. Le due protagoniste, la giovane e timida Therese Belivet (Rooney Mara) e la più matura Carol Aird (Cate Blanchett), ricca divorziata dell’alta società che rinuncia al matrimonio per seguire il suo cuore in un’epoca in cui l’omosessualità era un tabù ancora più forte quella femminile, rappresentarono una possibilità di scelta troppo a lungo osteggiata dal comune pensiero.

L’utilizzo del formato 16 mm conferisce alla pellicola il valore aggiunto dei primi piani esaltanti l’intensità interpretativa ed emotiva delle attrici, coinvolgendo lo spettatore in continui ed intensi slanci emozionali. Cattura, coinvolge, attira e trasmette fortemente tutta l’essenza che ciascuno vuole far proprio, la colonna sonora e le musiche d’epoca fanno fluttuare tutto quest’insieme di emozioni. Lo spettatore involontariamente si trova a prendere una posizione o a difenderne un altra sull’onda delle proprie emozioni personali. Sicuramente un modo diverso di rappresentare l’omosessualità ma sopratutto si solleva un velo sul tenero modo di corteggiarsi tra donne o la carnalità sensuale del rapporto fisico. Pellicola dal contenuto attuale che ha saputo osare senza scadere.