SE MI LASCI NON VALE, recensione

Una scena del film, foto stampa

Una scena del film, foto stampa

La nuova fatica cinematografica di Vincenzo SALEMME  SE MI LASCI NON VALE è in proiezione, a quasi due anni di distanza dal poco apprezzato “…E FUORI NEVICA “.

La trama, scritta a più mani da Paolo GenoveseMartino Coli e dallo stesso Salemme, non rappresenta una novità: rivisita e ricorda per similitudini altre sceneggiature ma ha conferito un tocco che rende unico questo film, firmandolo con tutta la classe che il nostro attore-regista partenopeo sa trasmettere alle sue opere.

La trama narra le vicende di due uomini ( Salemme e Calabresi ) che per caso si ritrovano, accomunati da una stessa situazione di single forzata: sono stati entrambi lasciati dalle proprie compagne, soffrono molto di questa situazione più nell’ego che nei sentimenti, vogliono trovare una forma di riscatto che ribalti la situazione e che veda l’uomo a lasciare la donna e farla soffrire. Organizzano uno scambio di donna e avviano una campagna di conquista che dovrebbe portare a far innamorare le opposte compagne ( D’Aquino e Autieri ) e raggiunto lo scopo, lasciarle per vendicarsi.

Durante l’organizzazione per progetto si avvalgono di un conoscente ( Buccirosso ) attore che sbarca il lunario a stento ma che crede di avere delle grandi potenzialità che aspettano solo di essere scoperte. Il diabolico progetto prende forma e la vicenda in un susseguirsi di macchiette, dialoghi, monologhi e battute dissacranti si snoda fino all’epilogo abbastanza scontato.

In questo film ci è sembrato di vedere da parte di Salemme un ruolo interpretativo di attore dietro la telecamera e regista davanti alla stessa, come attore narrava e a tratti gestiva la regia e come tale interpretava creando questo sdoppiamento. Sicuramente un ruolo che sa interpretare molto bene insieme agli altri attori, autonomi ciascuno nel proprio ruolo.

Sicuramente non si nota la forzata trasposizione dal teatro al cinema che spesso ha penalizzato altri lavori. Gradevole anche il ruolo dato al grande Carlo Giuffrè. Come tutti i lavori anche questo ha delle pecche ma sarebbe inutile andarle a sottolineare: nel complesso vediamo del buon cinema italiano senza volgarità, con attori che si divertono e fanno sembrare gli argomenti tristi simpatici e leggeri, testimoniando attraverso il loro lavoro una recitazione spontanea e ad un livello alto.