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This beautiful fantastic, recensione del film

Una scena del film, foto stampa

Una scena del film, foto stampa

This beautiful fantastic è una pellicola bella che si presta ad essere definita con molti aggettivi.

Il regista è Simon Aboud che risalta con questo grazioso racconto fantastico che ben ha saputo dirigere. La storia, quella di un’orfana abbandonata che in maniera poco probabile è stata inizialmente tenuta in vita da un branco di anatre: e qui riferimenti analoghi se ne possono fare tanti, vive in un orfanatrofio retto da religiose fino alla sua maggiore età.

Il modello di vita e l’educazione impartita plasmano un individuo che nel modo di agire ed interagire, vestire, vivere, pensare rispecchia appieno l’ambiente chiuso, spartano, meticoloso e bigotto che l’ha vista crescere. Non evidenzia invece è che Bella Brown (nome e cognome prettamente identificativo della sua condizione alla nascita) ha una sua ricchezza e patrimonio interiore molto vario, intenso e maniacale, ai limiti della malattia mentale.

Il personaggio incarna una persona maniaca-ossessiva-compulsiva borderline; che riesce a vivere una vita sociale buona, lavorare, innamorarsi e realizzare il suo sogno nel cassetto. E’ una bella favola dal lieto fine, ma è anche la narrazione di un percorso personale di miglioramento che mostra quanto amare se stessi, aprirsi a chi ci circonda può essere da stimolo positivo per tutti coloro che si predispongono a salire sulla giostra della vita. L’atmosfera per buona parte del tempo si svolge nel giardino privato della dependance dove vive Bella e la casa del suo vicino, lo spettatore vive un clima romantico,retrò,a tratti atemporale da favola appunto MA il palcoscenico dove si muovono i personaggi è pienamente inserito nella modernità della vita quotidiana. Le musiche e la voce narrante contribuiscono a far scorrere il film gradevolmente.