The Bling ring, un documentario a graffito sulla società occidentale

Sofia Coppola, foto di Rodolfo Mazzoni

Roma. Sofia Coppola propone un buon film col suo ultimo diretto The bling ring. Ma non riesce ad andare oltre una semplice descrizione di fatti. Narra di un gruppo di ragazzine dedite al furto in casa delle star per poter apparire oltre ciò che sono. Per apparire alla moda, diventando ladre. Perché non se lo possono permettere, perché non riescono ad uscire dallo schema fisso visto in televisione, internet e riviste specializzate. Saranno rieducate dalla giustizia, anche se il pentimento viene subito usato come arma commerciale per fruttare più soldi. Pertanto il pentimento non esiste, appare solo la scocciatura di dover seguire le regole per poter uscire dal carcere o dagli affidamenti sociali.

Il film narra, in astratto, del condizionamento indotto nelle persone che non riescono più a trovare un proprio io. Si mette in linea con The Truman show e un film italiano, Le cattive ragazze, mostrando il lato comune e pratico della teoria. Il condizionamento ha una origine nei mass media ed avviene per scopi commerciali. Infatti, i furti nelle case delle star, avvenuti tramite l’analisi dei loro spostamenti via Internet tramite i social network, vertevano oggetti di consumo. Certamente anche i soldi venivano rubati ma per comprare scarpe, borse, vestiti. Certamente non intenti puramente imprenditoriali. Il prezzo pagato dalla società con molte regole è l’aver perso il senso dell’errore e della colpa.

Buona la fotografia e alcune scelte di luci e riprese, certamente un film pensato in modo personale.

Gli interpreti principali sono stati:

  • Israel Broussard
  • Katie Chang
  • Taissa Farmiga
  • Claire Julien
  • Georgia Rock
  • Leslie Mann
Sofia Coppola e Carlotta Ferlito, foto di Rodolfo Mazzoni

Sofia Coppola e Carlotta Ferlito, foto di Rodolfo Mazzoni