Film del regista e sceneggiatore norvegese Joachim Trier, già autore di altri interessanti pellicole, in questa nuova produzione narra e affronta tematiche sempre incentrate sulla famiglia: il rapporto tra genitori e figli di coppie separate; conflittualità da adulti che nascono da traumi spesso infantili o adolescenziali.

I principali protagonisti sono una casa parlante ed un cast molto interessante: Stellan SkarsgÅrd, che interpreta un affermato regista sposato ad una psicologa agli inizi della carriera, la coppia ha due figlie, vivono in una casa durante gli anni il rapporto si deteriora e si arriva alla separazione quando le ragazze sono adolescenti; Renate Reinsve è Nora Borg, la maggiore delle due ragazze, accusa in maniera più forte la separazione e il distacco paterno, crescendo diventa un’attrice di teatro importante, ma dentro di sé si porta le conflittualità inespresse e irrisolte dal rapporto con il padre ma anche la spiccata sensibilità che l’accomuna al lato artistico comune.

Inga Ibsdotter Lilleaas è Agnes Borg Pettersen, la seconda delle figlie, ha un temperamento diverso, la separazione ha lasciato dentro di lei delle cicatrici diverse, di carattere pacato: è sposata, ha un figlio; riservata, non ama esporsi, non sente la necessità di emergere e affermarsi in maniera estroversa.
Da bambina ha recitato in uno dei film del padre ma non ha scelto di proseguire, ama dedicarsi alle ricerche dove si trova più a suo agio. Poi c’è la casa dove tutte le generazioni Borg hanno vissuto, dove il regista vuole realizzare il suo testamento spirituale, viene data alla casa un identità e la voce, essa parla, ricorda, narra vita passata e presente e manifesta le sue emozioni: belle e brutte, esprime cosa sente sulla sua pelle, Il regista Borg chiede a Nora figlia maggiore di essere la protagonista del suo film anzi le confida che lo ha scritto appositamente per lei, Nora rifiuta, ha troppo rancore inespresso e rabbia verso il padre che accusa di averle abbandonate.
L’epilogo non è scontato.