Del documentario di Tornatore su Brunello Cucinelli colpisce l’atmosfera sognante, in comune con altre opere del regista.
E’ un’impressione che nel corso della visione lascia il campo ad una piu’ importante: fissare su pellicola qual è stato il percorso di uno dei più importanti imprenditori che abbia solcato anche il XXI° secolo.
Perché nella storia italiana possediamo alcuni documentari su impreditori storici, legati ad un’epoca che non e’ piu’ la nostra.
Come filosofia del lavoro, rimangono assolutamente comprensibili: soprattutto, dovrebbero essere studiati a scuola come esempio di ingegno, promuovendo le loro idee di ricerca ed evitando esempi di parassitismo, come ad esempio il reddito di cittadinanza.

Ma quei documentari riguardavano un modello industriale e tecnologico del ‘900, legato ad una prima fase pionieristica e di medio cabotaggio fino alla seconda guerra mondiale, mentre successivamente mai avremmo potuto avere il boom economico ed il benessere correlato senza il piano Marshall degli USA.
Questo meccanismo non esiste più, essendoci evoluti in una società consumistica, ragion per cui avere un modello descritto e fissato rappresenta un documento storico per il futuro.

Guardando alla storia, Tornatore e’ riuscito a collezionare immagini memorabili dell’Umbria come ricordi dell’imprenditore, riportando quel sapore di Italia che erano i piccoli borghi, non necessariamente dove tutti si amavano, ma dove sicuramente vigeva un principio di economia delle relazioni sociali, politiche ed economiche.
Valori cancellati da un consumismo che non era, e non sarà, un semplice motore economico ma una cultura nichilista.
Infatti, nelle relazioni sociali espresse dal documentario, non esiste nichilismo, esiste una umanità.