La verità sta in cielo, recensione del film

Una scena del film, foto Matteo Graia

Una scena del film, foto Matteo Graia

Sono passati 30 anni dalla scomparsa a Roma di Emanuela Orlandi, ora la sua misteriosa ed irrisolta storia è diventata un romanzo dal quale il regista Roberto Faenza ha tratto il film La verità sta in cielo.

Il cast è a maggioranza italiano: Riccardo Scamarcio, Greta Scarano, Maya Sansa, Valentina Lodovini per un thriller bello, fluido con note di suspense. La storia della scomparsa di Emanuela è a tutti nota,  il regista trae spunto dal libro di Vito Bruschini, La verità sul caso Orlandi, per ripercorrere non solo le tristi vicende di allora ma per incastonare spaccati di storia attraverso i filmati d’epoca, in alternanza alla recitazione e narrazione romanzata di un’ipotetica rivisitazione di vita vissuta.

In conferenza stampa il regista ha dichiarato di voler attraverso trasmettere emozioni e riaccendere l’attenzione sul caso, per dare un supporto alla famiglia Orlandi, da anni in attesa di risposte.

Si deve riconoscere che la trama è molto complessa per le numerose vicende che sono accadute in quegli anni: lo scandalo dello Ior, il Banco Ambrosiano, il caso Calvi, Sindona, Licio Gelli, il vescovo Marcinkus, Cosa Nostra, la banda della Magliana, il Vaticano fino a Mafia Capitale, tutte storie legate tra loro e tuttora irrisolte come il caso Orlandi.

Nel film partecipa anche il fratello di Emanuela, che interpreta sé stesso. A fine visione la domanda sorge spontanea: si riuscirà nell’intento di sensibilizzare i depositari della verità, o di parte di essa, fino a spingerli ad una rivelazione, anche anonima, privata che possa lenire il dolore della famiglia?